L’Aleotti racconta il passato e immagina il futuro del Grattacielo di Ferrara
Una storia in tre capitoli cominciata nel 2015 per capire il maxicondominio, in mostra al Dosso Dossi. La professoressa Di Stasio: «Siamo partiti prendendo contatti con lo storico portiere».
Ferrara In questi giorni è il “monumento” più famoso di Ferrara, ma il Grattacielo (che, come vedremo, grattacielo non è) già da molti anni è nel cuore e nella didattica dell’Itg Aleotti che proprio ora, nella sede del Dosso Dossi di via Bersaglieri del Po, espone i lavori degli studenti dell’indirizzo Cat nella mostra “Il Futuro del Costruire”, con un’ampia sezione dedicata alla storia – e a un immaginato avvenire – delle tre torri.
Il legame parte da lontano, spiegano i docenti e curatori della mostra Paola Di Stasio e Maurizio Speciale, precisamente dal 2015 e da allora è progredito in altre due fasi successive. Il primo step arrivò su impulso dell’allora assessore al Turismo Massimo Maisto che propose un progetto atipico sul Grattacielo, che rappresentava il primo impatto per i visitatori usciti dalla stazione, incuriositi da quell’edificio così particolare per una città come Ferrara. Alla classe IV B Maisto illustrò l’idea di un approfondimento sugli edifici di seconda importanza (o su aspetti non inflazionati di edifici importanti) da inserire nel portale MuseoFerrara.
«Avevamo carta bianca sui contenuti – racconta la prof Di Stasio – e come prima cosa prendemmo contatti con lo storico portiere». Iniziò così una ricerca antropologica, storica e sociologica coordinata da un gruppo di docenti e svolta dai ragazzi, suonando i campanelli degli appartamenti, uno ad uno. Raccolsero un collage di racconti che restituiscono parte del passato “glorioso” del complesso inaugurato nel 1958, come quello di un proprietario che, con la finestra affacciata sulla ferrovia, si era appassionato nello schedare i treni: nome, provenienza, orario e destinazione.
Studiando le piante, i ragazzi avevano poi realizzato un modello del Grattacielo, pezzo per pezzo stampati in 3D e poi assemblati. L’opera - in mostra – venne poi esposta nella sala consigliare. «Ricordo che i ragazzi rimasero molto affascinati da quella realtà e dalle scoperte che fecero, spesso in contrasto con pregiudizi e false convinzioni – prosegue Di Stasio –. C’erano appartamenti grandi, luminosi e arredati con cura, anche in stile anni ’70, e accanto alloggi degradati e in pessimo stato.
Gli ascensori erano stati rinnovati da poco, e solo chi aveva pagato aveva la chiave. C’era chi si accodava e quando le porte si aprivano si infilava dentro». E a proposito di ascensori, «nei giorni del terremoto erano fermi, e uno dei miei studenti che all’epoca abitava al Grattacielo per essere puntuale a scuola doveva calcolare il tempo in più per percorrere quasi venti piani».
Per comprare un appartamento di 75 metri quadrati, negli anni ’90 si arrivava a pagare 110 milioni di lire, e spesso i proprietari non erano disposti a scendere, considerando una cifra più bassa una “svendita”. Non per questo però il Grattacielo è mai stato un vero e proprio contesto di lusso, ma anzi diviso già all’indomani dell’inaugurazione, da una “schizofrenia”: gli appartamenti affacciati su viale Cavour andarono a ruba, altri invece rimasero invenduti e vuoti per lungo tempo.
Aspetti che sono emersi nel secondo capitolo della storia tra il Grattacielo e l’Aleotti, partito nel 2021-2022 su iniziativa dell’allora assessora al Patrimonio Angela Travagli nell’ambito della riqualificazione della zona con il parco Coletta. Il focus era dunque sulla storia dell’edificio ma nell’ottica di una rinascita dell’area, e il progetto si tradusse nella realizzazione di 10 pannelli in materiale plastico forex da poter trasportare facilmente in una mostra itinerante.
Oltre al salone del Municipio, l’esposizione toccò altre sedi come la biblioteca Niccolini, le Contrade del Palio (a partire da San Giacomo) e anche alcune strutture protette. Il progetto era articolato in una parte storica curata da Di Stasio e una tecnica seguita da Speciale. Alla base, una vasta documentazione con planimetrie, permessi di costruire e anche scambi di missive, a tratti accesi, tra proprietari.
Ne esce uno spaccato che racconta, ad esempio, che molti ferraresi accolsero con perplessità il nuovo arrivato, loro attaccati alla terra e poco abituati a vivere lassù in alto. In alto sì, ma mica in un Grattacielo, nome che è stato un po’ usurpato, perché servono almeno 30 piani per fregiarsene. E non può chiamarsi neanche palazzo, che arriva al massimo a 8-9 piani. Insomma, un ibrido che ha generato una situazione complessa perché non supportato da impianti proporzionati alla mole e quindi sotto sforzo. Il progetto iniziale, inoltre, prevedeva alla base un auditorium da 400 posti, idea poi tramontata a favore di altri appartamenti.
E si arriva al terzo step, nel 2023, in piena era Superbonus 110%. Stavolta lo spunto arriva da uno dei condomini interessato con altri residenti a sfruttare l’opportunità. Ma non riusciva a trovare le planimetrie, non conservate al catasto – in quanto edificio storico – bensì all’Archivio storico di via Giuoco del Pallone. Dove erano momentaneamente assenti perché in restauro a Parma. Nel 2014, però, la scuola si era procurata i documenti per il primo progetto, e da lì la richiesta dell’inquilino alla prof Di Stasio. Da cosa nasce cosa, e ai prof dell’Aleotti venne l’idea di proporsi nell’ambito del progetto come Pcto (i vecchi percorsi scuola-lavoro) coinvolgendo la Studio Seed Cesenatico, che aveva realizzato uno splendido progetto di riqualificazione del Condominio Marinella a Cervia. Successivamente subentrò lo studio ferrarese Arch Living, e si tenne anche una riunione con l’architetto Vittorio Boemio. Ma il “110” non passò al vaglio dell’assemblea, e rimase sulla carta.
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