Grattacielo di Ferrara, slitta lo sgombero. Summit sull’esodo e l’sos casa
La scadenza di giovedì 5 febbraio è stata posticipata per organizzare l’esodo. Continuano i Tavoli in Prefettura per gestire la situazione
Ferrara I residenti delle Torri A e C del Grattacielo la data di domani, giovedì 5 febbraio, l’hanno segnata in rosso sul calendario. Secondo l’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco il 22 gennaio, scadranno i 15 giorni di tempo entro cui dovranno lasciare le loro case. Ma “l’ora ics” in realtà non scatterà domani, è destinata invece a slittare almeno di qualche giorno, mentre si stanno predisponendo le misure necessarie a gestire un esodo tanto doloroso quanto logisticamente complicato.
Lo ha detto l’amministratore di condominio Francesco Donazzi all’assemblea di lunedì sera all’hotel Astra, notizia che trova riscontro anche da fonti istituzionali. Tutti i proprietari/residenti dovranno essere informati con anticipo ed essere presenti al momento dello sgombero, perché gli appartamenti da evacuare dovranno essere aperti, e se non sarà possibile farlo con le chiavi, ci penseranno le forze dell’ordine a scardinare le porte.
I ricorsi
All’orizzonte ci sono però i ricorsi - due quelli depositati finora al Tar di Bologna dall’avvocato Fabio Nicolicchia e da Corrado Caruso, ordinario di Diritto costituzionale all’Alma Mater di Bologna - con cui alcuni residenti chiedono al tribunale amministrativo la sospensiva dell’ordinanza di sgombero. Richieste che, se accolte, stopperanno all’istante il provvedimento dell’amministrazione comunale. La camera di consiglio è già stata fissata per il 26 febbraio, con tempi dunque piuttosto ravvicinati rispetto alla scadenza indicata dall’ordinanza per lo sgombero.
Sgombero che, negli atti depositati dai legali dei residenti, viene definito sproporzionato, pur riconoscendo la necessità di eseguire i lavori di messa a norma degli impianti antincendio. Ma i ricorsi affrontano anche un altro aspetto che potrebbe fare breccia nei giudici, quello dell’emergenza abitativa esplosa con la perdita simultanea della casa da parte di 500 persone, e per le quali il Comune, se non nei primi giorni, non ha attivato alcun sistema di accoglienza.
Tavoli in Prefettura
Ed è su questa emergenza che stanno lavorando i Tavoli che già all’indomani dell’insorgere dell’emergenza-Grattacielo vengono convocati a scadenze ravvicinate in Prefettura. Ieri, martedì 3 febbraio, nell’Ufficio territoriale del Governo è stata ricevuta una delegazione di Cittadini del Mondo e rappresentanti del maxicondominio, mentre oggi è previsto il Tavolo tecnico interistituzionale dedicato alla gestione degli sfollati, chiamando un ampio ventaglio soggetti che a vario titolo possono contribuire a trovare una soluzione: Regione, privati, associazioni, Acer, sindacati, e naturalmente l’amministrazione comunale.
Comune che era lui stesso presente alla partecipatissima assemblea all’Astra, proprio in qualità di condomino in quanto proprietario di locali al Grattacielo. A rappresentare il Comune c’era il direttore generale Sandro Mazzatorta, seduto però non tra i proprietari bensì a fianco dell’amministratore e dei tecnici chiamati a illustrare la situazione, i conti (drammatici) e le possibili strade da percorrere per cercare di ripristinare le condizioni di abitabilità.
All’appello manca una cifra astronomica, quattro milioni di euro, mentre le casse condominiali ne contano appena tredicimila. Un abisso economico separa il maxicondominio dalle quattro lettere che riaprirebbero le porte degli appartamenti: Scia, la certificazione antincendio indispensabile per dichiarare il Grattacielo sicuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA