La Nuova Ferrara

Ferrara

Il caso

Argenta, nuove accuse per le morti in ospedale: l’infermiere indagato aveva un titolo falso

Daniele Oppo
Argenta, nuove accuse per le morti in ospedale: l’infermiere indagato aveva un titolo falso

Al sanitario Nocera è contestato l’omicidio volontario dell’anziano Antonio Rivola dello scorso settembre. Nell’atto di fine indagini emerge anche che delle due dottoresse indagate ne rimane solo una

3 MINUTI DI LETTURA





Argenta Si sono aggiunte nuove accuse per l’infermiere Matteo Nocera, indagato per l’omicidio di uno dei pazienti ricoverati nel reparto di Lungodegenza dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta e per averne maltrattati altri con pratiche sanitarie scorrette, tra le quali anche la somministrazione di farmaci senza prescrizione.

Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato a inizio settimana a tutte le parti coinvolte, all’infermiere è contestato anche il fatto di non essere realmente un infermiere: avrebbe prodotto un finto titolo di studio acquisito all’esteroin Romania, da una scuola sanitaria postliceale –, facendoselo riconoscere dal Ministero della Salute e poi con quello facendosi assumere, nell’aprile del 2021, dall’Ausl di Ferrara, prima come operatore a tempo determinato delle aree mediche Covid del Mazzolani-Vandini, poi, dal 2023, come infermiere a tempo pieno e indeterminato del reparto Lungodegenza.

E quindi ecco le nuove contestazioni di falso ideologico, esercizio abusivo della professione di medico e perfino di truffa ai danni dell’Ausl, per essersi fatto assumere come infermiere, senza averne titolo.

Sul punto da tempo i carabinieri, coordinati dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, avevano puntato un faro. Nell’atto di fine indagine si legge che Nocera ha prodotto carte false per attestare di aver frequentato tre anni di corsi, e oltre 4mila ore di attività in presenza, per diventare “assistent medical generalist in domeniul sanatate si asistenta pedagogia”, ottenendo poi dal Ministero (individuato come parte offesa “istituzionale”, insieme all’Asl) il titolo equipollente italiano di infermiere.

Altra novità che emerge nell’atto di fine indagini è che delle due dottoresse indagate – per fatti non relativi ai maltrattamenti o all’omicidio – né è rimasta solo una (assistita dall’avvocata Maria Mezzogori), alla quale vengono contestate delle false attestazioni nelle cartelle cliniche di alcuni pazienti e anche di interruzione di pubblico servizio, perché una notte avrebbe mandato proprio Nocera a casa della madre affinché le sostituisse un catetere a domicilio, mentre l’infermiere era di turno in reparto.

L’altra dirigente medica indagata, assistita dall’avvocato Marco Linguerri, è stata invece stralciata e la sua posizione dovrebbe essere diretta verso l’archiviazione.

Ovviamente Nocera, attualmente in custodia cautelare in carcere, difeso dagli avvocati Giacomo e Lorenzo Valgimigli, rimane centrale nell’indagine. Le accuse più pesanti nei suoi confronti sono relative all’omicidio volontario di Antonio Rivola, anziano morto il 5 settembre 2024 e che sarebbe stato ucciso con una somministrazione del farmaco Esmeron, usato per l’intubazione dei pazienti in anestesia generale e che può essere adoperato solo da anestesisti altamente specializzati.

Il suo effetto è quello di provocare il blocco della respirazione naturale. All’infermiere è contestata una lunga serie di maltrattamenti nei confronti dei pazienti ricoverati nel reparto di Lungodegenza, consistiti in somministrazioni, senza autorizzazione, di farmaci pericolosi come il Midazolam, l’Haldol (oggetto poi delle accuse di falso che riguardano anche la dottoressa) o il Naloxone, ma anche nell’aver sottoposto alcuni pazienti a pratiche invasive, umilianti e non necessarie. In un caso avrebbe compiuto una piccola operazione chirurgica e per questo è accusato anche di esercizio abusivo della professione medica.

«Questa storia sta assumendo contorni sempre più dolorosi e inquietanti – afferma Fausto Sgarbi della società di risarcimento danni Giesse, che assiste le famiglie di due vittime –. L’idea che in un istituto pubblico, a cui affidi la vita e la salute delle persone a te care, vi possano essere finti professionisti che torturano e uccidono le persone in modo consapevole, è terrificante. Tramite il nostro legale fiduciario, l’avvocato Norberto Quieti, seguiremo tutto l’iter processuale per fare in modo che le famiglie ottengano giustizia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA