Omicidio Big Town, la difesa dei Di Gaetano: «Hanno agito in un clima di paura»
Tre lunghe arringhe quelle dei difensori degli imputati per l’uccisione di Davide Buzzi. L’avvocato Ciaccia: «Il video fa vedere cosa è successo, non quello che provavano»
Ferrara Il rischio dell’ergastolo o di una pena più “mite”, come i 24 anni di reclusione chiesti dal pubblico ministero, per una tragedia che si è consumata in pochissimi minuti, verso le 23 del 1º settembre 2023. Pochi minuti nei quali una vita è stata portata via in modo brutale, un’altra ha rischiato di spegnersi. Pochi minuti che, però, non raccontano tutta la vicenda, sono bensì la conclusione di un percorso folle di violenza e di paura.
I difensori di Giuseppe e Mauro Di Gaetano, padre e figlio a processo l’omicidio di Davide Buzzi e il tentato omicidio di Lorenzo Piccinini, si sono spesi ieri in tre lunghe arringhe difensive che hanno cercato di offrire ai giudici della Corte d’assise una ricostruzione e un’interpretazione dei fatti – cristallizzati nel video della telecamera di sorveglianza installata dentro il bar Big Town, dove si è consumata la tragedia – diverse rispetto a quelle dell’accusa.
Allargando il quadro temporale da considerare e puntando i riflettori sulla condizione di altissima tensione vissuta soprattutto da Mauro Di Gaetano, titolare del bar, e poi a cascata da suo padre Giuseppe, che quella notte era con lui nel locale per fargli compagnia dopo che tutti i dipendenti si erano licenziati, impauriti dalle minacce di Buzzi, che pretendeva la chiusura del locale e accusava Mauro Di Gaetano di non aver chiamato tempestivamente i soccorsi quando il suo figliastro – il 19enne Edoardo Bovini – era stato male proprio davanti al Big Town dopo aver assunto una dose di cocaina rivelatasi fatale.
Una morte che ha fatto precipitare Buzzi in una spirale di violenze alla ricerca di una giustizia privata, con azioni violente nei confronti di uno straniero per un commento irrispettoso su Instagram e del pusher che aveva venduto la droga al figliastro.
La difesa
«Il video fa vedere ciò che è successo ma non fa vedere cosa provassero Mauro e suo padre quando sono arrivati nel locale Buzzi e Piccinini», ha osservato l’avvocato Michele Ciaccia, difensore di Mauro Di Gaetano.
Buzzi e Piccinini quella sera, arrivarono con una tanica rossa contenente gasolio e minacciarono di dare fuoco al bar, come Buzzi aveva già promesso di fare nei giorni passati, quando aveva picchiato Di Gaetano e gli aveva imposto di chiudere e dargli 3mila euro.
L’avvocato Ciaccia ha parlato di una «percezione oggettiva» di paura: «Un sentimento di paura permea tutte le persone che si trovavano nel locale. I dipendenti si sono messi assenti perché sapevano qual era il rischio. E quando ci sono 6 o 7 persone che hanno paura, forse non siamo in una riunione di don Abbondio, ma in una situazione reale di paura. Della dozzina di persone presenti nel locale quella sera, non ce n'è una che provi a intervenire».
Criticata l’impostazione accusatoria che avrebbe portato a «sminuire gli aspetti di personalità criminale di Buzzi e aumentare la personalità (dei Di Gaetano, ndr) come avvezza e pronta a tenere comportamenti che non sono tipici. Un tentativo di trasformare Mauro in ciò che non è».
E cosa è Mauro Di Gaetano? Una persona, ha detto l’avvocato Stefano Scafidi, difensore del padre Giuseppe, «che mette in atto le iniziative ortodosse di un uomo quadrato: fa denuncia e si affida all'autorità. Tra il 25 agosto e 1º settembre fa le cose che un uomo modello deve far. Eppure non sono servite». E il comportamento del padre è quello di un uomo che è li per assistere il figlio rimasto solo, che si ritrova pesantemente malmenato da due energumeni e percepisce la vita di suo figlio in pericolo. «Si sentiva in pericolo finché non ha consegnato Piccinini ai carabinieri», ha spiegato l’avvocata Giulia Zerpelloni, anche lei difensore dell’anziano.
La difesa ha rigettato la ricostruzione che i due non si siano organizzati in vista dello scontro e che abbiano invece agito per difendersi e in risposta a una provocazione. Hanno chiesto due assoluzioni.
La decisione dell’assise dovrebbe arrivare il prossimo 4 marzo.
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