La Nuova Ferrara

Ferrara

L’intervento

Ferrara, l’ex San Bartolo diventa rifugio: Caritas accoglie venti sfollati del Grattacielo

Nicolas Stochino
Ferrara, l’ex San Bartolo diventa rifugio: Caritas accoglie venti sfollati del Grattacielo

Il presidente Falaguasta: «Sono tutti uomini che lavorano». Come nella sede di Viale K, le cene verranno servite dagli Scout

3 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Una risposta concreta all’attuale situazione abitativa nata dopo lo sgombero delle torri A e C del Grattacielo arriva dalla collaborazione tra Curia e Caritas diocesana di Ferrara-Comacchio. Attraverso il lavoro quotidiano dell’Unità di Strada, impegnata nel monitoraggio e nel supporto alle persone in condizioni di fragilità, è emerso infatti come numerosi nuclei familiari e singoli cittadini, evacuati dagli edifici, rischiassero di rimanere senza un tetto.

Da qui la decisione di attivare una soluzione ponte: uno stabile dell’Azienda Usl situato all’interno del complesso di San Bartolo, concesso in comodato temporaneo e trasformato in uno spazio di accoglienza per chi si trova senza alloggio, in attesa degli interventi istituzionali.

La struttura era stata chiusa alla fine dello scorso anno, dopo il trasferimento degli ultimi pazienti ospitati nella residenza psichiatrica verso altre sedi. Giovedì mattina, mentre si svolgevano le operazioni di sgombero del Grattacielo, i volontari della Caritas hanno fatto il loro primo ingresso nello stabile, iniziando un intenso lavoro di sistemazione e organizzazione degli spazi.

«Ad aiutarci è stata anche la Protezione civile, che ha fornito brande e coperte mancanti – racconta Paolo Falaguasta, direttore della Caritas diocesana Ferrara-Comacchio –. Abbiamo allestito 48 posti letto, distribuiti in diverse camere, principalmente da due o tre letti. All’interno sono state installate anche due lavasciuga. Durante tutta la giornata di giovedì i volontari si sono dedicati alla pulizia e al riordino degli ambienti».

Parallelamente si è attivato anche il lavoro di accoglienza e informazione nell’ufficio Caritas di viale Po 8. Qui agli sfollati sono state illustrate le modalità di accesso alla struttura, mentre altri volontari, con le proprie auto, hanno organizzato il trasferimento di persone e bagagli. All’arrivo a San Bartolo ad attenderli c’erano altri volontari, con pasti caldi preparati e consegnati grazie a una rete solidale che ha coinvolto decine di persone.

L’intervento ha visto la partecipazione di numerose realtà del territorio. «È bello, anche nel dolore, vedere che tutti insieme facciamo squadra per un obiettivo comune – racconta un volontario –. Dall’associazione Viale K all’Unità di Strada Caritas fino agli Scout, siamo diventati una grande famiglia unita dalla volontà di aiutare. Le persone che abbiamo incontrato sono profondamente sconfortate, ma anche molto educate e grate, e questo ci convince ancora di più dell’importanza di ciò che stiamo facendo».

Attualmente la struttura ospita venti uomini, tutti lavoratori, che lasciano l’edificio al mattino per rientrare la sera, quando trovano un pasto caldo preparato nella mensa Caritas e servito dagli Scout, impegnati da settimane anche nel tendone allestito nella sede di Viale K, sempre in viale Po, dove viene distribuito cibo ad altri sfollati.

Dalla Caritas arriva inoltre un appello alla cittadinanza. «Ci sono ancora posti letto disponibili e molti sfollati non sono a conoscenza di questa opportunità. Alcuni volontari sono presenti anche a Viale K proprio per informare chi potrebbe averne bisogno. Tuttavia, mantenere attive contemporaneamente due mense richiede molte energie: gli Scout stanno dando un contributo straordinario, ma servono nuove disponibilità».

L’area dell’ex San Bartolo, facilmente raggiungibile grazie alla linea 6 dell’autobus che collega il centro e la stazione ferroviaria, offre anche servizi utili nelle vicinanze, come un supermercato, pur garantendo agli ospiti i pasti forniti dalla rete Caritas.

Un presidio temporaneo dunque, che, in un momento di forte difficoltà, rappresenta un segnale concreto di solidarietà e collaborazione comunitaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA