Ferrara, San Valentino oltre gli stereotipi: «Festeggiate, ma senza obblighi»
La presidente dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi dell’Emilia-Romagna Luana Valletta: «Sarebbe meglio creare un proprio rituale di coppia»
Ferrara La festa di San Valentino ha origini antiche che mescolano tradizioni cristiane e riti pagani. Nella Roma precristiana a metà febbraio si celebravano i Lupercalia, dedicati alla fertilità. Nel 496 d.C., papa Gelasio I istituì la ricorrenza di San Valentino, per moralizzare questi riti con la religione.
Sull’identità di Valentino, ci sono varie ipotesi, la più diffusa è che fosse il vescovo di Terni martirizzato il 14 febbraio 274 per aver celebrato nozze tra innamorati, nonostante i divieti imperiali. L’associazione con l’amore romantico risale poi al Medioevo, grazie al poeta Geoffrey Chaucer.
Di tutti questi trascorsi oggi non resta molto, e questa data ha risvolti più economici che sentimentali. Ma l’aspetto rituale collettivo è qualcosa che andrebbe ritrovato, come spiega la presidente dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi dell’Emilia-Romagna Luana Valletta.
«Gli eventi comunitari condivisi solitamente sono legati ad un fattore di protezione e coesione sociale – dice la psicologa –. Questo viene meno quando le feste sono dettate da interessi commerciali e influenze culturali. Stando alle sollecitazioni pubblicitarie, sembra che le coppie debbano per forza festeggiare San Valentino in un determinato modo, dai cioccolatini al ristorante, alle terme. Questi sono bisogni indotti che portano ad una omologazione imposta del rituale, ma spesso hanno poco a che fare con quello che vorremmo davvero fare con il partner e paradossalmente possono portare allontanamento, delusione e discussioni. Sarebbe importante non sentirsi obbligati e creare un proprio rituale di coppia per celebrare lo stare insieme in modo più personale, per sfuggire allo stereotipo che a Natale siamo tutti più buoni e a San Valentino più innamorati, perché spesso non è così. Il rischio è che se non ci si ritrova in questi aspetti, si finisce fuori dalla comunità, ai margini, con un senso di vuoto e mancanza, ampliato da tutte le vetrine addobbate con i cuori».
E allora cosa fare perché una festa nata per celebrare l’amore non diventi una tortura?
«San Valentino si può festeggiare anche un altro giorno, quando si è meglio disposti. Poi, che si sia soli o accompagnati si può trovare una propria ritualità per riuscire a vivere piacevolmente questa giornata, facendo qualcosa di bello con amici, ma anche da soli, senza necessariamente ostentarlo sui social. Ricordando che stare da soli non è così male, sappiamo bene che nelle relazioni, ai momenti belli degli inizi subentrano le mediazioni quotidiane, a volte stare in coppia è un atto di resistenza, ci vuole impegno e cura. Non a caso gran parte dei divorzi avvengono nei primi anni dei bambini, perché può esserci il mito della felicità per la nascita di un figlio, ma la realtà è fatta di fatiche, di un grande cambiamento, certamente è un momento molto bello, ma porta forti stress che i genitori potrebbero non reggere».
Poi c’è la deriva dell’amore possessivo, che può degenerare in violenza.
«Quando un legame diventa troppo stretto e pericoloso, ci possono essere dei segnali d’allarme, inizia ad esserci una simmetria di potere, con diverse forme di controllo. Spesso capita tra i più giovani che il ragazzo controlli il cellulare della fidanzata, chieda le password, limiti le uscite con altre persone e questa gelosia venga erroneamente interpretata come attenzione. Invece, sebbene sia un’emozione fisiologica, quando aumenta di densità, inizia ad avere risvolti manipolatori e far sentire la persona che li subisce sempre in difetto. Ed è lì che molte volte poi si insidiano fenomeni di violenza, sopraffazione e oppressione perché si diventa come un oggetto di proprietà».
E allora quale può essere un augurio per questa festa?
«Ritrovare un modo positivo per stare soli con sé stessi, in coppia, ma soprattutto nelle comunità. Le nostre relazioni sono sempre più sfilacciate e la solitudine non è un tema che riguarda solo le persone anziane, ma è trasversale a tutte le generazioni, è un po’ la malattia di questi tempi. Ma noi siamo animali sociali, quindi stiamo bene e meglio quando ci apriamo agli altri, ritroviamo il senso di comunità, condivisione e i legami sociali. C’è la bellezza dell’amore per il partner, ma occorre anche recuperare la bellezza dell’amore per il prossimo, che si è un po’ persa».
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