Il corteo per i residenti del Grattacielo di Ferrara
Circa duecento persone hanno sfilato da parco Coletta a piazza Castello per chiedere soluzioni abitative per tutti e di dichiarare lo stato d’emergenza
Ferrara «Le mie figlie vanno negli istituti Tasso, Bachelet e Carducci, siamo riusciti a portare via i loro libri di scuola e poco altro. Siamo una famiglia numerosa e tante cose le abbiamo dovute abbandonare in casa. Non sappiamo se potremo mai tornare a prenderle. Per fortuna abbiamo trovato un alloggio temporaneo, ma dobbiamo ricomprare tutto, non abbiamo nemmeno piatti e posate per mangiare». Makrem trattiene a stento le lacrime, è grato alle tante persone che si sono riunite sotto il grattacielo, duecento tra cittadini, studenti, volontari e associazioni, ma è sopraffatto dalla tristezza.
«Ho comprato l’appartamento in questa torre nel 2007, lavoro a Bologna, ho scelto di vivere qui perché è vicino alla stazione e possiamo prendere i mezzi pubblici, mai avrei pensato che si arrivasse ad una situazione del genere, siamo disperati. Ma c’è a chi è andata peggio, un mio vicino è stato mandato a dormire in un posto diverso da sua moglie e sua figlia: questa non è una soluzione, non si possono separare le famiglie».
Dopo lo sgomento e l’angoscia dei giorni scorsi, sabato pomeriggio sotto le torri del grattacielo sgomberato a forza è stato il giorno della protesta, con un “corteo cittadino per il diritto alla casa”.
La manifestazione, indetta da volontari e associazioni solidali con gli abitanti evacuati senza alternative di alloggio, si è concentrata nel parco Coletta a partire dalle 17:30. Gli organizzatori hanno chiesto a gran voce «la convocazione dello stato di emergenza e una soluzione abitativa per gli inquilini del grattacielo». Li seguono anche le telecamere di Rai e Mediaset, perché da giorni la vicenda sta suscitando un'eco mediatica nazionale. «Il modo in cui sono stati trattati questi condomini non è umano, è stato calpestato il diritto fondamentale all’abitare e i prossimi potremmo essere noi studenti, anche per questo siamo qui», dicono dal collettivo Link.
Dopo la prima evacuazione della torre B e il successivo svuotamento delle torri A e C lo scorso giovedì, sono infatti circa cinquecento le persone che hanno dovuto farsi carico di trovare alternative: un’emergenza sociale dicono dal corteo, un problema dei singoli privati ribatte l’amministrazione.
«Sono venute persone da tutta la provincia e non solo – spiega Adam Atik presidente di Cittadini del Mondo - vogliamo far sentire la nostra vicinanza ai residenti e chiediamo al sindaco di fare un lavoro di coordinamento attivo con gli enti che possono trovare soluzioni. Lo invitiamo a stare dalla parte dei suoi cittadini e chiedere conto a chi ha dato l’abitabilità di questi locali. Ci sono persone che hanno stipulato mutui ventennali, che lavorano, pagano affitti, tasse, in un territorio che è già fragile e così non fa che impoverirsi. Il sindaco dovrebbe farsene carico, invece di mandare avanti l’assessore Coletti a dire che questi non sono sfollati, perché è innegabile che invece lo siano».
Al momento le uniche realtà che stanno dando un aiuto concreto agli abitanti sono l’associazione Viale K e Caritas, ma non potranno continuare a lungo. Al momento l’unico tavolo di confronto istituzionale su questa situazione è quello indetto dal Prefetto, «è già questo è peculiare, ma né noi associazioni, né che io sappia gli abitanti siamo mai stati convocati per un incontro dal Comune di Ferrara».
«La battaglia per la sicurezza della giunta Fabbri si è concretizzata nell’allontanamento dalla città di 500 persone, lavoratori, studenti pensionati, immigrati - interviene il Fronte della gioventù comunista – questa è un’operazione di speculazione immobiliare. Si vuole costruire una bellissima città vetrina, ottima per i turisti o per gli studenti fuori sede che possono permetterselo, ma per i lavoratori e le lavoratrici che producono la ricchezza di questo territorio, i pensionati che hanno risparmiato una vita e adesso si trovano senza niente, i giovani meno abbienti, a Ferrara non c’è posto. La giunta Fabbri è la più importante responsabile di questa tragedia, ma non l’unica perché da trent’anni si sa che qui sono problemi da risolvere, e quello che vogliamo denunciare è un disinteresse generale verso le classi popolari».
E mentre il corteo si muove lungo via Cavour, verso piazza Castello, Imad guarda sconsolato le torri buie. «Ho comprato casa qui quarant’anni fa e forse non ci tornerò mai più. Come è possibile che da un momento all’altro siamo finiti per strada? Ci appelliamo al buon cuore del giudice, scrivetelo».
«Da quattro anni vivo nella torre B con il mio compagno, e quella casa ha sempre rappresentato un rifugio caldo e sicuro, un luogo in cui fare festa con gli amici, ma anche raccogliermi e riflettere – è il messaggio di una giovane abitante, letto dalla Resistenza durante il corteo – oltre al danno abitativo stiamo subendo un danno morale. Le questioni economiche e strutturali si possono risolvere, ma il senso di impotenza, abbandono, la discriminazione che sentiamo resterà una ferita profonda».
