Marisa di Casumaro e la collezione di Barbie: in casa ne ha 400
Molto più che una passione. La prima Barbie comprata con il primo stipendio, la svolta col terremoto e la “caccia” nei mercatini
Casumaro A Casumaro c’è una casa dove le vetrine non ospitano soprammobili, ma una collezione che parla di memoria, manualità e pazienza: circa 400 Barbie, quasi tutte recuperate ai mercatini e poi trasformate con abiti e accessori realizzati a mano. La collezionista si chiama Marisa Carli, ha 77 anni, originaria della Toscana, ma abitante nel Ferrarese da 49 anni, da quando si è sposata. Nella vita ha lavorato come impiegata, ma la passione per cucito e bambole l’accompagna da sempre.
Da dove nasce
La storia nasce da lontano, dall’infanzia. Marisa racconta di aver imparato a cucire alle elementari grazie a una zia di famiglia: un insegnamento che, negli anni, è rimasto sullo sfondo, senza diventare mestiere, ma trasformandosi in un sapere “di casa” pronto a riemergere. Cresciuta in una famiglia di contadini, non poteva permettersi giocattoli: per questo, a 16 anni, con il primo stipendio – 16mila lire – spese quasi tutto (15.500 lire) per comprare la sua prima barbie. «Ce l’ho ancora», spiega, indicando quel primo acquisto come l’inizio di un legame mai interrotto con il mondo delle bambole.
Il punto di svolta arriva però con il terremoto. Nei mesi successivi al sisma, Marisa e la sua famiglia rimasero fuori casa per circa 9 mesi, vivendo in un container. In quel periodo, con la quotidianità sospesa e la casa da ricostruire, mettere ordine in soffitta significò anche riscoprire oggetti lasciati indietro: tra questi, le Barbie delle figlie. «Ho iniziato a vestirle per riempire il tempo», racconta. Da quell’attività, nata quasi come esercizio per non restare fermi, è partita una vera escalation: una bambola, poi due, poi tre, fino alla decisione di cercarne altre ai mercatini.
Oggi il “metodo” è preciso: Marisa compra Barbie usate, spesso senza abiti. «Le prendo nude, i vestiti non mi interessano: li faccio io». E non si limita agli abiti: confeziona anche gioielli, accessori e dettagli, usando perline e materiali da merceria. Anzi, ammette di avere in casa una quantità di tessuti e minuterie tale da scherzare sul fatto di possedere “più materiale di una merceria”. Quando entra in un negozio di tessuti, racconta, spesso ha già in mente l’abito che vuole creare vedendo un colore o una trama.
Il lavoro, però, non è semplice né veloce. Per gli abiti più elaborati possono servire tre o quattro giorni: si parte dal cartamodello, si fanno prove su tessuti di recupero, si corregge, poi si passa alla versione definitiva. Con l’uncinetto la difficoltà aumenta ulteriormente: per ottenere un corpetto aderente bisogna prendere le misure e modulare punti e giri con precisione. A complicare tutto c’è un elemento spesso sottovalutato: le Barbie non sono tutte uguali. Marisa preferisce le più vecchie, con il viso più rotondo e un corpo diverso rispetto ai modelli moderni, meno “sfiancati”. Ogni differenza comporta misure diverse e cartamodelli specifici.
La collezione è cresciuta fino a occupare spazi importanti della casa: vetrine, scaffali, angoli “recuperati” ovunque. Il tema dello spazio, inevitabilmente, è uno dei problemi principali. Marisa lo dice sorridendo, ma senza nascondere l’evidenza: la casa è piena e i posti “vuoti” non lo resteranno a lungo. Il sogno è realizzare una grande scaffalatura coperta a parete per esporre in modo ordinato tutto il lavoro. Intanto continua a cercare nuove Barbie ai mercatini: non è facile trovarne molte “nude” e, soprattutto per i modelli più datati, i prezzi sono saliti. In famiglia la passione è accolta con affetto e ironia. Le figlie, oggi alla guida dell’azienda di famiglia Bagni Serramenti (il marito è in pensione), la sostengono: una di loro le stampa immagini trovate online per facilitarle il lavoro. Qualcuno la prende bonariamente in giro per l’invasione “silenziosa” delle bambole, ma il clima è quello di una passione riconosciuta e rispettata.
Marisa sa che non tutti comprendono. «C’è chi dice: alla tua età giochi con le bambole?». Lei risponde in modo diretto: «Mi dà soddisfazione». E sottolinea un aspetto che va oltre la collezione: l’idea che una passione, soprattutto con il passare degli anni, sia un modo per restare attivi mentalmente e continuare a progettare. Nella sua stanza-laboratorio ogni abito è un problema da risolvere, una sequenza di scelte e correzioni, un lavoro di pazienza che si trasforma in risultato visibile. E quando l’ultimo vestito viene sistemato sul tavolo per l’ultima prova, la Barbie sembra davvero “appena uscita dalla scatola”. l
Georges Savignac
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