Orlando (Pd) a Ferrara: «Berco non in allarme ma prospettiva da definire»
Il responsabile dem per le politiche industriali attacca il governo: «In Italia occorre agire diversamente, bisogna evitare di dire che va tutto bene»
Copparo e Ferrara Nella mattinata di ieri Andrea Orlando, responsabile Pd per le politiche industriali ed ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ha tenuto una riunione con i sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla gestione economica nel Ferrarese in Camera di Commercio. Nell’incontro sono stati affrontati i principali temi di attualità politica ed economica, e grande attenzione è stata posta nei confronti della Berco di Copparo.
«Bisogna evitare di dire che va tutto bene – comincia Orlando –; nel nostro Paese esistono delle crisi industriali che spesso non sono presidiate dal governo. È molto importante, da parte nostra, riportarle all’attenzione. Abbiamo oggi (ieri, venerdì 13 febbraio, ndr) parlato di Berco: una realtà che, al momento, non è in allarme ma che ha una prospettiva ancora tutta da definire. In generale, bisogna costruire strumenti a livello europeo e a livello nazionale che non esistono al momento. Noi insistiamo molto sull’esigenza della costruzione di un fondo sulla transizione, che aiuti le imprese a evolvere all’interno della transizione ecologica».
La Berco ha avuto nell’ultimo periodo quasi un dimezzamento del fatturato, ma resta una delle aziende più importanti per il Ferrarese: «Oggi abbiamo discusso della possibilità di andare a verificare se nell’ottica della riorganizzazione del sistema produttivo tedesco ci siano le condizioni per costruire un ruolo per una realtà come questa – prosegue Orlando –. Si è creato un asse Roma-Berlino (al di là dell’inquietante antecedenza storica): “ex malo bono”… vediamo se questo rapporto può produrre qualche risultato per le realtà tedesche che sono insediate sul nostro territorio».
Ma la crisi della Berco fa parte, secondo l’ex deputato Pd, di una gestione sbagliata del governo sul piano nazionale. «Quello delle crisi industriali è un fenomeno generalizzato che riguarda tanti distretti industriali del Paese nei quali fondi speculativi, investitori fantasma, spesso acquistano imprese per ridurre progressivamente la produzione. Bisognerebbe rispondere con misure di carattere nazionale ed europeo. Troppi fondi speculativi, troppe multinazionali fanno quello che vogliono. Il Governo non ha costruito in questi tre anni nessuno strumento necessario per questi fenomeni».
E prosegue: «In Italia bisogna agire diversamente, anche attraverso una scelta che incida sulle questioni che riguardano il costo dell’energia: il nostro Paese è quello che, in Europa, paga la bolletta più alta. E tutto questo in un continente che, a sua volta, ha costi energetici più alti rispetto ai competitori. In queste ore si sta discutendo di un decreto energia: speriamo che arrivi qualcosa da lì, anche se le quantità di cui si sta parlando non ci sembrano assolutamente sufficienti per far fronte a questo gap».
Intervenuto anche Igor Bergamini, coordinatore Rsu Fiom alla Berco, che si è espresso sull’ultimazione del piano di uscita volontari: «Arriveremo a chiudere con circa 250 dipendenti in meno rispetto a quanti erano all’inizio. Si chiuderà il secondo stabilimento a Castelfranco Veneto a fine marzo: Copparo rimarrà l’ultimo stabilimento Thyssenkrupp in Italia».
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