Zuffa a Pontelagoscuro, il giudice non convalida gli arresti: tutti liberi
Ma i fidanzati hanno il divieto di avvicinarsi ai due operai egiziani
Ferrara Di certo c’è che il giudice non ha convalidato nessuno dei quattro arresti, non ha riconosciuto il reato di rissa aggravata e ha disposto, solo per la coppia di fidanzati e solo per il reato di lesioni, il divieto di avvicinamento ai due operai egiziani. Per il resto, su quello che è avvenuto nel primo pomeriggio di venerdì in via Vivaldo Vivaldi a Pontelagoscuro, ci sono due versioni del tutto discordanti. Da un lato, una ragazza marocchina di 27 anni e il suo fidanzato tunisino di 25, che sostengono di essere stati attaccati per primi; dall’altro ci sono i due egiziani poco più che quarantenni, che ribattono invece di avere subito l’aggressione e di essersi difesi.
Queste le dinamiche che le parti ieri hanno ricostruito davanti al gip Giovanni Solinas. Che, in mancanza di flagranza e di gravi indizi, alla fine ha deciso di non convalidare gli arresti disposti dalla procura, e di applicare solo in due casi la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Sullo sfondo, uno screzio di vicinato, o meglio una casa contesa. Quella in cui vive da inquilina la giovane marocchina e che, ha spiegato al giudice, da tempo subirebbe pesanti pressioni da parte del padrone di casa (un cittadino egiziano conoscente dei due arrestati) per lasciare l’abitazione ai suoi connazionali e trasferirsi nella rimessa in cui sono in corso alcuni lavori di sistemazione.
Una tensione crescente sfociata, ha detto sempre la ragazza (difesa dall’avvocato Massimo Bissi), in un’aggressione avvenuta la sera prima. La giovane sarebbe stata circondata da un gruppo di egiziani, colpita con un pugno e presa per i capelli. Opposto il racconto dei due egiziani (difesi dagli avvocati Silvia Galeone e Milena Catozzi), secondo i quali sarebbe stata invece la coppia di fidanzati a presentarsi a casa di uno di loro per attaccare briga, al punto che non appena aperta la porta l’egiziano avrebbe preso un calcio, e da lì la reazione e la colluttazione anticipatoria dello scontro successivo. Un episodio che la ragazza aveva provveduto a denunciare alle forze dell’ordine, mentre il cittadino egiziano non aveva sporto querela.
Il giorno dopo, il secondo atto, ma anche qui i racconti sono molto diversi. La ragazza e il fidanzato hanno detto che quel giorno stavano tornando a casa quando sono stati aggrediti: il ragazzo era stato colpito alla schiena con un oggetto da taglio e la fidanzata era intervenuta per difenderlo per poi scappare entrambi in caserma dai carabinieri.
Tutto il contrario, hanno sostenuto i due egiziani, una versione corroborata dalla testimonianza di un altro loro connazionale: sarebbero stati i due giovani ad affrontarli dopo aver rotto una finestra del garage, e ne era nato uno scontro con l’uso di oggetti taglienti e un martello. Uno dei due operai ieri in tribunale presentava una fasciatura alla mano, l’altro era stato portato in elisoccorso all’ospedale Cona privo di sensi dopo aver ricevuto una martellata. Conseguenze che comunque si sono rivelate non particolarmente gravi: dieci giorni di prognosi per entrambi, stessi tempi di guarigione per il giovane tunisino.
Una violenta zuffa in cui gli uni accusano gli altri ed è difficile ricostruire con esattezza chi ha fatto cosa. La decisione del giudice, che ha disposto il divieto di avvicinamento solo per i due fidanzati, fa comunque oscillare l’ago della bilancia, toccherà poi alla magistratura definire le contestazioni e i singoli capi di accusa.
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