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Il ruolo del fossato nel Castello di Ferrara: «L’alta temperatura frena l’umidità di risalita»

Matteo Ferrati
Il ruolo del fossato nel Castello di Ferrara: «L’alta temperatura frena l’umidità di risalita»

Stevoli: «L’acqua è indispensabile nel controllo microclimatico dell’involucro storico»

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Ferrara L’effetto “albedo”, in certi mesi, porta la temperatura superficiale di alcune aree del Castello Estense a oltre 80° centigradi. Questa è la riscoperta di Daniele Stevoli, specialista di umidità di risalita, e dell’ingegnere Corrado Ciuti. L’ipotesi che guida questo lavoro è che Bartolino da Novara, progettista del Castello Estense e di quello di Mantova, fosse consapevole dell’effetto albedo, ovvero della capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare in funzione delle sue caratteristiche cromatiche e fisiche, proprietà nota come riflettanza.

«L’effetto albedo – spiega Stevoli – descrive il comportamento dei raggi solari quando colpiscono un elemento: una parte dell’energia viene assorbita, un’altra viene riflessa e indirizzata verso superfici adiacenti. Nel 2021, utilizzando una termocamera di livello base, ho rilevato sulla facciata nord della Torre dei Leoni alcune aree in cui, in luglio, la temperatura superficiale superava gli 80° centigradi. Valori del genere bastano per contrastare fenomeni come l’umidità di risalita e comportamenti igroscopici dei materiali».

Prosegue lo specialista: «In una prima fase, attribuii il dato unicamente all’irraggiamento solare e alla colorazione dei laterizi, notoriamente più soggetti a riscaldamento per via della loro tonalità rossa. Proseguendo con i rilievi nel corso delle stagioni, emerse un altro elemento: in alcune condizioni la temperatura delle murature arrivava anche a 40° in più rispetto l’aria circostante. Un divario difficilmente spiegabile con la sola esposizione solare». Anche perché, il fratello mantovano del Castello, ora privo del fossato, non raggiunge tali temperature.

Stevoli allora ha valutato l’ipotesi che si stesse verificando il fenomeno dell’albedo, con l’acqua che riflette parte dell’energia solare verso le murature, contribuendo ad innalzare la loro temperatura e favorendo l’evaporazione dell’umidità accumulata nei mesi invernali. Ma serviva riscontro scientifico e la nascita di Indep (Istituto nazionale di diagnostica e patologia edilizia) ha permesso l’approfondimento strutturato di tali osservazioni. Lo specialista si è confrontato con Ciuti, operatore termografico di 3º livello, decidendo di approfondire lo studio con strumenti avanzati.

Continua infatti: «Allo scopo di studiare un fenomeno poco documentato e forse mai nominato nella letteratura scientifica pubblica, abbiamo fornito un valido contributo introducendo un approccio termografico strutturato, finalizzato a quantificare il flusso radiativo incidente e riflesso. Le indagini sono state condotte con strumentazione ad alta sensibilità termica (Netd ridotta), calibrando accuratamente emissività dei laterizi, temperatura riflessa apparente e condizioni termo-igrometriche ambientali, così da limitare errori interpretativi dovuti a riflessioni spurie. Le acquisizioni sono avvenute in diverse fasce orarie e stagionali, con particolare attenzione agli angoli di incidenza della radiazione solare. In accordo con le leggi dell’ottica geometrica e con le equazioni di Fresnel, si è verificato che all’aumentare dell’angolo di incidenza – tipico delle ore pomeridiane con sole radente – cresce la quota di energia riflessa dalla superficie del fossato verso la muratura. Le mappe termiche evidenziano gradienti verticali coerenti con una sorgente radiativa secondaria proveniente dal basso, non spiegabile con il solo irraggiamento diretto».

Il confronto con modellazioni semplificate di bilancio energetico superficiale conferma che il contributo riflesso può fortemente incidere sul regime termo-igrometrico della parete, rafforzando l’ipotesi che il fossato svolga un ruolo attivo nel controllo