Il veterinario dei Lidi, Guerra, condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione
La difesa confida nell’appello: «Famiglia e comunità sconvolte»
Lidi Due settimane fa la radiazione dall’Ordine dei medici veterinari. Ieri la condanna a 4 anni e 2 mesi, con l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e dalla professione per 3 (elemento superato visto che è già stato radiato). Mauro Guerra esce dall’aula del tribunale di Ravenna come frastornato da una sentenza che, pur riducendo la richiesta di pena di 13 anni e 4 mesi avanzata dalla Procura, pesa come un macigno.
La pena nei confronti del 52enne , molto conosciuto anche ai Lidi dove ha assistito gli animali di diverse persone, si districa tra gli oltre venti capi d’accusa riconoscendo buona parte dei fatti contestati al termine dell’inchiesta a suo tempo coordinata dal sostituto procuratore Marilù Gattelli. L’uccisione non necessaria di una decina di animali, fra cani e gatti, la produzione illegale di farmaci, la falsificazione di libretti sanitari ed evasione fiscale, reato quest’ultimo per il quale il giudice Piervittorio Farinella aveva chiesto a sorpresa una specifica perizia economico finanziaria, facendo slittare praticamente di un anno la sentenza.
Tra le soppressioni ritenute illegittime c’è anche quella del cane Balto, che fece partire l’inchiesta condotta da polizia locale, carabinieri forestali e guardia di finanza nell’agosto del 2020. Balto è il labrador di 16 anni che fu soppresso da Guerra, secondo l’accusa, senza procedere ad alcun accertamento diagnostico. Era stato recuperato dalla Polizia locale, che l’aveva trovato in un cortile senza acqua né cibo durante un periodo di assenza dei proprietari.
Guerra è stato ritenuto responsabile anche dell’uccisione di altri sette cani e quattro gatti, con iniezioni letali di Tanax somministrato (secondo l’accusa) senza anestesia né sedazione, provocando atroci sofferenze dovute alla paralisi indotta dal farmaco con una sensazione definita dai consulenti della Procura simile a quella dell’annegamento.
Quanto all’evasione fiscale, prima della sentenza era stato il procuratore capo Daniele Barberini a censurare nel corso della requisitoria l’abitudine del veterinario di ricorrere al “nero”, menzionando le cifre, fra le quali «545mila euro da contabilità non ufficiale», e ancora, 615mila euro in contanti nascosti in scatoloni di polistirolo.
L’avvocato Antonio Vincenzi aveva ripreso la relazione del perito del tribunale che avrebbe «posto paletti in un magma che necessitava riordino», portando a «escludere che le agende rappresentino una contabilità in nero». Il giudice ha ritenuto l’ex veterinario responsabile per l’evasione emersa a partire dal 2015 fino al 2019, con cifre che superano i 627mila euro di imposte evase.
La sentenza ha anche disposto la confisca dell’ambulatorio di Sant’Antonio, oltre al sequestro di 213.582 euro corrispondenti alla differenza tra il totale sottratto al Fisco e quanto già versato all’Erario dall’imputato, pari a circa 413mila euro. Corposo il capitolo dei risarcimenti da corrispondere alle associazioni animaliste, costituitesi parte civile: 5mila euro a Enpa e Lega nazionale per la difesa del cane, Animal Liberation, Oipa e Lega Antivivisezione.
Attende le motivazioni l’avvocato Claudio Maruzzi, codifensore dell’imputato. Ma confida già nell’appello: «Questa sentenza è un primo passo per arrivare alla verità completa su questa sconvolgente vicenda che ha distrutto comunque la famiglia Guerra e l’armonia di un’intera comunità».