Nuove specie aliene invadono da Goro ai Lidi: tutti i nuovi pesci e i rischi
Dopo il granchio blu l’attenzione resta massima. Coldiretti: «Ci ha fato perdere duecento milioni di euro»
Goro e Lidi «Una calamità». Così è stato definita l’invasione del granchio blu nel nostro mare e ancora oggi i pescatori ne pagano le conseguenze. Le specie aliene invasive rappresentano una delle principali minacce alla biodiversità a livello mondiale, europeo e nazionale, con impatti rilevanti anche sulle attività economiche e sulla salute umana e l’ultima relazione dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) mostra un quadro a tratti preoccupante, con il Canale di Suez come principale via d’ingresso per centinaia di specie aliene marine tropicali.
Granchio blu
Purtroppo abbiamo testato sulla nostra pelle cosa può significare l’invasione di una specie che non ha predatori naturali. La presenza del granchio blu ha portato a ingenti perdite economiche e costi altissimi per arginarne gli impatti. Una specie già presente in Italia da metà del secolo scorso, che dal 2023 ha fatto registrare l’esplosione delle popolazioni nelle aree lagunari ed estuarine del delta del Po e dell’alto Adriatico, portando al sostanziale azzeramento delle produzioni di vongole in particolare nell’area di Goro, Comacchio e del Polesine.
La perdita economica stimata da Coldiretti Pesca nel biennio 2023-2024 è pari a circa 100 milioni di euro in un comparto che prima della crisi del 2023, valeva da solo 250 milioni di euro. «I danni sono ormai raddoppiati rispetto ai 100 milioni di euro stimati a metà 2024», la precisazione di Coldiretti. Per far fronte all’emergenza, fino ad oggi, il governo ha stanziato 43,6 milioni di euro finalizzati a contenere e contrastare il fenomeno della diffusione e della proliferazione della specie granchio blu (Callinectes sapidus) e i danni da essa arrecati tra cui un Piano di intervento specifico presentato nel 2025 da 10 milioni di euro.
I nuovi ospiti
Ispra nel nuovo rapporto segnala un aumento significativo di specie aliene invasive nei mari italiani. Le principali minacce includono il pesce scorpione, il pesce palla maculato, il pesce coniglio (scuro e striato), oltre a meduse tropicali e alghe infestanti, che alterano la biodiversità locale.
Il pesce scorpione, velenoso, minaccia le specie autoctone con spine dorsali pericolose per l’uomo. Il pesce palla maculato contiene una potente tossina, pericoloso per il consumo umano e predatore di pesci locali. Altra specie il pesce coniglio, erbivoro vorace che spoglia i fondali rocciosi, impattando gravemente sugli ecosistemi. E ancora, meduse tropicali e Cassiopea andromeda segnalate in aumento. In aumento anche le alghe caulerpa cylindracea e caulerpa taxifolia, che ricoprono i fondali soffocando le praterie di Posidonia oceanica.
Il rapporto, redatto da Ispra su richiesta del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, offre un sintetico quadro aggiornato sul fenomeno delle specie aliene in Italia.
Negli ultimi decenni è stato modificato il quadro normativo nazionale e comunitario in materia di specie aliene invasive, introducendo divieti di immissione in natura, prevedendo obblighi di controllo ed eradicazione, e definendo un chiaro contesto di ruoli e responsabilità a scala nazionale. «Tuttavia, l’attivazione di misure di prevenzione e mitigazione degli impatti di questa minaccia resta molto limitata e insufficiente», si legge nella relazione.. Come emerge dai dati del rapporto «sarebbe essenziale rafforzare in maniera sostanziale le azioni di prevenzione e di gestione, rafforzando le politiche di prevenzione degli arrivi delle specie aliene invasive a maggiore impatto, potenziando le attività di sorveglianza e migliorando il flusso di informazioni, rendendo più efficaci le risposte gestionali alle invasioni biologiche.
Prevenire
Per Ispra «la sfida rappresentata dalle specie aliene invasive richiede un cambio di passo nella governance e nella capacità operativa del sistema Paese: la sola esistenza di norme e strumenti tecnici non è sufficiente se non accompagnata da un’applicazione coerente, da risorse adeguate e da un forte impegno collettivo».
Appare prioritario «aumentare la consapevolezza pubblica e il sostegno sociale alle azioni di prevenzione, eradicazione e controllo, anche coinvolgendo 5 portatori di interesse compreso il mondo venatorio, chiamato ad adottare comportamenti responsabili, a contribuire al rilevamento tempestivo di nuove specie aliene invasive, ed a dare supporto alle azioni di controllo ed eradicazione di mammiferi ed uccelli alieni invasivi, in coordinamento con le regioni e le province autonome».
Infine «l’introduzione e la diffusione di specie aliene in ambiente naturale rappresentano oggi una delle principali minacce alla biodiversità a livello mondiale, europeo e nazionale nonché un fattore di impatto negativo, localmente anche molto rilevante, sulle attività economiche e sulla salute umana - il punto chiave -. La gravità del fenomeno è amplificata dai cambiamenti climatici che facilitano l’insediamento e la diffusione di molte specie aliene e creano nuove opportunità affinché queste diventino invasive».
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