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Il caso

Maltrattamenti alla materna di Polesella: tre maestre a processo

Maltrattamenti alla materna di Polesella: tre maestre a processo

Altrettante le famiglie ferraresi che si sono costituite parte civile

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Polesella Sono state rinviate a giudizio nella mattinata di ieri, venerdì 20 febbraio, le tre maestre della scuola d’infanzia Pietro Selmi di Polesella nei confronti delle quali la Procura della Repubblica di Rovigo ha formulato l’ipotesi di reato di maltrattamenti aggravati nei confronti di piccoli frequentanti dai 3 ai 5 anni.

Le motivazioni

Secondo la ricostruzione della Procura, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, le tre donne avrebbero tenuto «condotte ripetute di violenza morale, consistite in espressioni di disprezzo, umiliazioni, aggressioni verbali, urla, minacce, e talvolta di natura fisica, consistite in strattonamenti per il braccio, pugni, cuscinate, ai danni e in presenza di minori».

E, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero anche tenuto «condotte che non consentivano attività ludiche motorie dei minori e con azione repressiva dei tentativi di comunicazione sociale dei bambini tra loro e con le insegnanti medesime, ingenerando un clima di paura e mortificazione nei bambini loro affidati».

Un quadro che gli inquirenti avrebbero raccolto con le indagini, partite dalla denuncia di un genitore e andate avanti dal novembre 2024 fino all’11 luglio scorso.

A giudizio, con prima udienza a maggio, di fronte al giudice del Tribunale di Rovigo, andranno; N.M. nata nel 1967, F. S. nata nel 1964 e Z.M. nata nel 1981, attualmente ancora sottoposte alla misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio di educatrici di infanzia per la durata di 12 mesi, misura richiesta dalla Procura di Rovigo ed emessa a luglio dal giudice per le indagini preliminari di Rovigo, poi confermata dal Tribunale del Riesame di Venezia.

Le indagini

Importante, nel procedimento, secondo la valutazione della Procura, la consistente attività di intercettazioni ambientali, che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso «di dare conferma a quanto emerso nel corso degli approfondimenti investigativi e dalle dichiarazioni delle persone informate sui fatti, avendo il Riesame di Venezia analizzato il materiale di indagine compreso quello captativo e confermato, per ciascuna indagata appellante, che le condotte tenute dalle indagate erano ripetute, palesemente intimidatorie, con assenza di qualsiasi finalità di tipo educativo, realizzate al solo fine di umiliare e spaventare i bambini».

Una ventina le famiglie che hanno scelto di costituirsi parte civile. Le tutelerà l’avvocato Anna Osti del foro di Rovigo. A difendere le maestre, invece, saranno gli avvocati Angela Zambelli, Giorgio Crepaldi e Gianluca Masiero.

Chiara, da parte dei difensori, l’intenzione di «dare battaglia». «Affronteremo con determinazione e coraggio il dibattimento – dice l’avvocato Zambelli – confidando in quella Giustizia che fino ad oggi giusta non è stata. E quando dico “giusta non è stata” non mi riferisco semplicisticamente al merito della questione, ma a qualcosa di ben più importante: alla cura, alla scrupolosità, alla attenta e perita analisi della fattispecie. Qui non c’è stata».

«L’esito dell’udienza preliminare – fa eco l’avvocato Giorgio Crepaldi – non mi stupisce, comprendendo che, vista la delicatezza della vicenda, il giudice abbia preferito lasciare al dibattimento il compito di vagliare tutti gli aspetti del caso. Affronteremo il processo con serenità».

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