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Referendum, il “sì” cala subito l’asso: Nordio a Ferrara

Daniele Oppo
Referendum, il “sì” cala subito l’asso: Nordio a Ferrara

Una sala stracolma accoglie il ministro della Giustizia a Palazzo della Racchetta: «Ci stiamo già preparando per applicare la riforma»

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Ferrara Suggestivo ma stretto Palazzo della Racchetta per accogliere il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ieri in tour in Emilia-Romagna per promuovere la “sua” riforma costituzionale sulla magistratura, con tappa finale nella città estense dopo Bologna, Modena e Forlì.

Ad accoglierlo una sala colma, un’altra attrezzata con uno schermo ma più di qualcuno che è dovuto rimanere fuori. «Era l’unica sala disponibile», ha spiegato il padrone di casa, Alberto Balboni, senatore di FdI e presidente della commissione affari costituzionali. Tra il pubblico, il vicesindaco Alessandro Balboni, l’assessora Chiara Scaramagli, il presidente del consiglio comunale Federico Soffritti, il consigliere regionale Fausto Gianella, il deputato Mauro Malaguti, i primi cittadini di Masi Torello, Samuele Neri, e Tresignana, Mirko Perelli («i nostri sindaci», come li ha introdotti il senatore al ministro). Ma anche esponenti di spicco del mondo economico ferrarese: il presidente del Cda della Fondazione Estense Riccardo Maiarelli, il presidente di Coldiretti Federico Fugaroli, Paolo Bruni di Cso Italy. E tanti avvocati.

Oltre a spiegare i contenuti della riforma, rispondendo a una domanda che forse si aspettava una risposta negativa, Nordio ha dato invece conferma di quanto aleggiava da settimane ed è emerso sulla stampa in questi giorni: le norme attuative sono già in preparazione. «Dopo la vittoria del sì – ha spiegato il guardasigilli – faranno di tutto per procrastinare una scadenza fondamentale: a fine anno va eletto il nuovo Csm e faranno di tutto per eleggerlo con i criteri vecchi. Le norme attuative è chiaro che le stiamo studiando, ma non significa che siano norme blindate. Siamo preparati ad avere alcuni modelli di norme attuative che ci consentano, in caso di ostruzionismo o rallentamento, a che si arrivi alle elezioni del Csm già pronti».

Niente di blindato, assicura il ministro – ma questa è anche la legislatura dalla maggioranza più solida di sempre e dei 108 di voti di fiducia –, qualcosa si può concordare: «Per quanto riguarda il sorteggio parlamentare, c'è ampio spazio di discussione. E sul ricorso per Cassazione contro la decisione dell'Alta Corte, lo lasciamo alle norme di attuazione». Dal giorno dopo il referendum, dice ancora Nordio, l’intenzione è quella di convocare rappresentanti del mondo accademico, della magistratura e dell’avvocatura e avviare un confronto.

«Questa riforma completa il percorso della riforma di Giuliano Vassalli, che ha introdotto il sistema accusatorio: è il naturale epilogo della sua iniziativa», ha spiegato il ministro. L’obiettivo di chi la propone è rendere il giudice più terzo e imparziale di quanto non sia ora. Per farlo divide nettamente le carriere – e non solo le funzioni – tra magistrati requirenti (i pubblici ministeri) e giudicanti (i giudici), istituendo due Consigli superiori della magistratura distinti, dove la maggior parte dei componenti non verrà più eletta ma sorteggiata. E introduce una nuova Alta Corte disciplinare.

Oggi, «la sezione disciplinare è composta da magistrati eletti dai magistrati che domani devono essere giudicati». Un vulnus non più tollerabile, per Nordio: «C'è una certa interazione, rimane il sospetto che questa forma di baratteria esista», dice, pur affermando più volte – ma l’ironia traspare dal tono – di essere sicuro che tutto si svolga nella massima correttezza. «Per quanto uno sia bravo e onesto, se il magistrato che viene eletto è quello stesso che un mese prima ha telefonato a tutti i colleghi per ottenere il voto vogliamo ammettere che poi, come in politica, chi ha dato il voto non chieda una sorta di riscontro?», chiede il ministro. Che poi aggiunge: «Il cittadino di fronte a tutte queste situazioni anomale perde fiducia. Una volta il gradimento della magistratura era quasi pari a quello per la Chiesa cattolica. Oggi è sceso sotto al 50 percento. Non è colpa di Meloni o di Nordio, è colpa di qualcuno che ha fatto tutto da solo». Applausi in sala.

Che vinca il sì o vinca il no, dice il guardasigilli, l’esito del referendum non avrà nessuna conseguenza sul Governo e sulla legislatura, sul ministro della Giustizia: «Siamo leader di prestigio e stabilità in Europa». A livello personale, invece, «sarebbe il coronamento di un sogno giuridico: sono 30 anni che ci penso». Trent’anni, dal 1996, quando scrisse un libro in proposito, che venne presentato anche da queste parti, alla Festa tricolore di Mirabello. Anche allora era stato accompagnato da Balboni.

Sia in apertura che in chiusura di dibattito si sente l’aleggiare dello spettro che già nell’Ottocento si aggirava per l’Europa. Lo evoca il senatore Balboni facendo vedere un “meme” con una foto di Meloni che invita a votare “no” contro i magistrati e, in apertura, parlando di Goffredo Bettini del Pd, favorevole alla separazione delle carriere, ma sostenitore del no in chiave anti Meloni, e quindi «esempio di marxista-leninista per cui la verità è solo quella utile al partito». Ma in terra estense c’è chi si macchia di colpe peggiori di Bettini: «Anche Dario Franceschini ha fatto dichiarazioni analoghe, con l’aggravante che è cattocomunista. Se c’è una categoria peggiore dei marxisti-leninisti, è quella dei cattocomunisti». Il pubblico approva. 

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