Stadio Mazza di Ferrara, appello respinto: confermate le assoluzioni
L’esito del secondo grado di giudizio sui lavori del 2018
Ferrara Tutte confermate anche in appello le assoluzioni del Tribunale di Ferrara sui lavori realizzati nel 2018 per l’adeguamento dello stadio “Paolo Mazza” di Ferrara ai requisiti richiesti dalla Serie A di calcio.
A maggio dello scorso anno il pubblico ministero Barbara Cavallo aveva appellato la sentenza di primo grado nei confronti degli imprenditori Giuseppe Tassi, Adelino Sebastianutti e Domenico Di Puorto, nonché del progettista e direttore dei lavori Lorenzo Travagli.
Nell’atto d’appello, la Procura contestava le letture e le motivazioni adottate dal giudice Marco Peraro nel ritenere non rilevanti i difetti riscontrati nelle strutture e non esistente il reato di frode in pubbliche forniture. L’appello chiedeva anche di ascoltare nuovamente il perito nominato dal giudice per l’udienza preliminare, il professor Bernardino Chiaia, in ordine ai difetti da lui ritenuti esistenti, in contrasto con le norme tecniche di costruzione. L’appello si basava anche sull’interpretazione dei concetti di “gravità” e “rilevanza” che secondo la Procura erano stati usati dal perito per qualificare il rischio crollo derivante dalle singole anomalie, mentre il giudice avrebbe adattato letto in senso di rilevanza penale, dunque rendendo il “non rilevante” tecnico usato dal perito in termini di rischio crollo, come un “non rilevante” per la responsabilità penale. C’era poi la questione di base, quella relativa all’esistenza effettiva di una pubblica fornitura (essendo lo stadio del Comune) e della volontà nel realizzare la presunta frode: per la procura estense ha sempre ritenuto che ci fosse e che la fretta di finire tutto in tempo per il campionato, in barba alla realizzazione dei lavori a regola d’arte, avrebbe comportato lavori effettuati in maniera non corretta.
Il procuratore generale presso la Corte d’appello aveva chiesto l’accoglimento dell’appello, ma la Corte ha deciso per il rigetto, confermando in maniera totale la sentenza di primo grado. «Siamo soddisfatti dell’andamento del processo – commenta l’avvocato Alberto Bova, difensore dell’ingegner Travagli –. Sin dall’inizio eravamo convinti che l’esito fosse scontato dato che progettazione ed esecuzione dei lavori erano stati eseguiti a regola d’arte. Confidavamo nella conferma della sentenza».
Come si ricorderà, lo stadio fu oggetto di un doppio sequestro da parte della Guardia di Finanza di Ferrara, il primo a luglio del 2019 dopo un esposto sulle presunte carenze e difformità nei lavori, poi ad agosto del 2021, a seguito della consulenza tecnica dell’ingegner Carlo Pellegrino, che aveva evidenziato dei rischi di sicurezza. La Spal, al tempo ancora in vita e appena passata nelle mani di Joe Tacopina, spese circa un milione di euro per adeguare le strutture.
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