Ambulanti in lotta a Ferrara: negozianti e clienti stanno con loro
Le attività del centro risentono dei lunedì “vuoti”
Ferrara Ambulanti in rivolta, atto terzo. Sono ormai passate tre settimane dallo spostamento del mercato storico del lunedì da piazza Travaglio a piazza XXIV maggio, intorno all’Acquedotto Monumentale. In questi venti giorni circa sono state tante le riunioni, i vertici, i comunicati tra sindacati, associazioni di categoria ed esercenti. L’accordo però non è ancora stato trovato.
Da un lato il Comune ritiene che l’Acquedotto possa valere un tentativo da parte degli ambulanti, i quali ritengono invece l’area talmente poco appetibile dal punto di vista commerciali da non aprire nemmeno i propri banchi. Solo una decina di esercenti ha deciso di “rompere” con la maggioranza ma gli altri cento ed oltre ambulanti non ci stanno proponendo il parcheggio di piazzale Kennedy come soluzione “ponte” almeno fino all’inizio dei lavori che andranno a modificare anche il grande parcheggio a ridosso del centro storico.
Come già accaduto nelle due settimane precedenti, anche ieri mattina gli operatori del mercato ambulante hanno marciato compatti fino allo Scalone municipale per manifestare il proprio dissenso.
Anche alcuni cittadini rimasti “orfani” del mercato si sono uniti al corteo, ma non solo. Infatti sta prendendo sempre più piede una petizione lanciata proprio dai commercianti la quale ha già raggiunto quota settecento firme. Duecento di queste sono state raccolte su iniziativa di una signora, privata cittadina, la quale ha preso in carico le sottoscrizioni nelle ultime settimane di mercato.
Nel testo della raccolta firme gli ambulanti sottolineano alcuni aspetti critici della zona Acquedotto: la viabilità facilmente congestionabile unita alla vicinanza di due plessi scolastici, i disagi per i residenti di una zona densamente abitata, la carenza di servizi igienici e l’assenza di parcheggi.
Al presidio erano presenti anche Nicola Scolamacchia e Alessandro Osti, rispettivamente presidente e direttore provinciale di Confesercenti. «Speriamo che questa situazione non sia uno stallo – commenta Scolamacchia – ma c’è tensione. Gli operatori del mercato non trovano percorribile la soluzione proposta dal Comune tant’è che preferiscono manifestare il proprio dissenso invece di lavorare. Dispiace leggere di “diktat” da parte nostra, il canale del dialogo resta sempre aperto e continuiamo a lavorare per soluzioni percorribili nel rispetto dei lavoratori i quali sono l’aspetto principale dal salvaguardare».
«È da quasi quarant’anni che sono alla direzione di Confesercenti – aggiunge Osti – e non si era mai arrivati a questo punto. Ci sono stati confronti importanti e scambi di opinioni anche sulla stampa ma non si erano mai raggiunte posizioni così nette senza dare poi spazio ad alternative».
Questi lunedì con il centro “vuoto” iniziano anche ad avere un impatto sulle altre realtà commerciali. «Sono giornate tristi – raccontano dal Panificio Cappelli – e lo si nota dal poco passaggio di gente che c’è fuori. In queste prime settimane senza mercato, si è notata molto la differenza anche per noi ed abbiamo segnalato tutto anche a Confartigianato. Non si poteva usare la conformazione del venerdì per gli ambulanti?» .
Dal bancone della pizzeria Arcobaleno confermano: «I lunedì erano i giorni nei quali si lavorava di più alla mattina. La nostra attività si concentra prevalentemente sul pranzo però indubbiamente eventi come quelli portano sempre persone. Per ora siamo ancora in fase di assestamento».
Un crollo nelle vendite del lunedì si è avvertito anche da “Storie di Tè e Caffè di via San Romano”: «Era uno dei giorni nei quali facevamo meglio assieme al weekend. Attività come le nostre ne risentono maggiormente magari rispetto a rivendite più specifiche. Lo spostamento del mercato inoltre non favorisce i tanti anziani che vivono in centro».
«Il mercato era un alleato – spiegano le titolari di “Mari corsetteria” –. Tanti passavano di qua dopo essere stati al mercato».l
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