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L’analisi

Valli di Comacchio, l’allarme: «Degrado irreversibile»

Annarita Bova
Valli di Comacchio, l’allarme: «Degrado irreversibile»

Appello dell’associazione libera caccia per contrastare un declino sempre più evidente

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Comacchio Le Valli sono senza alcun dubbio un patrimonio inestimabile per il territorio di Comacchio. E la domanda che oggi, come da sempre, si pone è la medesima: si sta facendo abbastanza per tutelarle? «In occasione delle elezioni si assiste ad un fiorire di incontri, convegni, articoli, interrogazioni sulla situazione degli specchi d’acqua – l’intervento dell’Anlc (Associazione nazionale libera caccia), sezione di Comacchio per mezzo del presidente Andrea Buzzi -. Ci si chiede come mai sia così compromessa e si invocano interventi da effettuare con la massima urgenza. Poi, eletti i nuovi rappresentanti le luci progressivamente si spengono e ricompare l’inerzia di sempre». Insomma, secondo chi “vive” le Valli la strada da percorrere è ancora lunga e le garanzie, a quanto pare, molto poche.

La denuncia

Buzzi non nasconde preoccupazione e amarezza: «Noi purtroppo siamo testimoni di queste sceneggiate da decenni. I motivi del degrado irreversibile della Valle e di conseguenza della scomparsa della sua biodiversità sono noti. Eminenti studiosi hanno spiegato in modo chiaro e comprensibile a tutti le cause della devastazione. Chiunque animato da buona volontà può reperire i lavori».

In pratica le Valli, grazie alle buone pratiche che regolavano la pesca estensiva sono rimaste intatte per secoli. Operazioni semplici, condotte con maestria, come l’attingimento di acqua dolce dal Reno ad inverno iniziato da una parte e il contemporaneo scarico a mare durante le basse maree dall’altra, garantivano una qualità e una quantità di acqua tali che hanno permesso alle Valli di essere riconosciute come un ambiente di inestimabile valore e protette dall’Unesco e da innumerevoli convenzioni.

«Poi poco dopo la metà del secolo scorso sono successi due eventi che ne hanno decretato l’inesorabile rapido decadimento – spiega Buzzi -. Il primo, negli anni Sessanta, è stato la bonifica dei 18mila ettari del Mezzano, bacino idrico di inestimabile valore che con la sua immensa riserva di acqua contribuiva a mantenere costante il fondale delle Valli circostanti; il secondo, a cavallo degli anni Settanta, l’inizio dell’estrazione del gas metano dal sottosuolo ha dato il colpo di grazia. Questi due eventi sono responsabili del problema principale della distruzione della valle: la subsidenza. Si calcola che l’abbassamento del fondo della Valle dagli anni settanta ad oggi sia di almeno 50 cm».

A tutto questo, nell’ultimo decennio, si è aggiunto un altro problema che ha notevolmente aggravato la possibilità di gestire in modo corretto la regimentazione idraulica: il cambiamento climatico con conseguente innalzamento del livello del mare. «È intuitivo che, complice la subsidenza sopra menzionata, le finestre temporali in cui si può scaricare si riducono in modo considerevole - la puntualizzazione -. Per poter tamponare al meglio questa situazione servirebbe che i piani di gestione non fossero monumentali e di conseguenza irrealizzabili ma indirizzati in poche e concrete opere come la manutenzione costante delle chiaviche degli argini, dei canali sub lagunari... Invece per diversi anni queste operazioni fondamentali sono state abbandonate e attualmente la situazione è disastrosa».

A quanto pare, «solo tre chiaviche su quattro, (quelle di Fattibello) funzionano. Le 15 chiaviche di Foce sono in riparazione, quindi inutilizzabili. Avrebbero dovuto essere fruibili per l’autunno scorso. Ancora non si sa quando entreranno in funzione. Le 10 chiaviche vinciane di Caldirolo sono inservibili. Bellocchio ha 3 chiaviche su 8 sono fuori uso. Non conosciamo la situazione della Confina».