In Comune si alza il volume: sciopero nel primo giorno di Vasco a Ferrara
Il personale si ferma il 5 giugno: «Richieste ignorate, ora basta»
Ferrara Dall’inizio di dicembre erano in stato di agitazione per le mancate risposte da parte dell’amministrazione municipale su richieste relative a progressioni contributive, riconoscimento di mansioni, nuove assunzioni e condizioni di lavoro. Ma ora, «dopo mesi di silenzi e atti unilaterali», i dipendenti del Comune hanno deciso che era arrivato il momento di alzare (o meglio far abbassare) il volume. E di agire là dove la protesta è destinata ad amplificare i suoi effetti: incrociare le braccia nel giorno in cui il personale è chiamato a contribuire alla buona riuscita di una giornata campale: il primo dei due attesissimi concerti di Vasco.
I sindacati della Funzione pubblica e le Rsu del Comune hanno proclamato per il 5 giugno una giornata di sciopero per tutti i settori della macchina amministrativa «a fronte del grave e persistente deterioramento delle relazioni sindacali – scrivono – ormai giunto a un livello non più sostenibile». Da qui l’intenzione di far avvertire nel modo più netto la mancanza del personale comunale, «in una data importante per la città di Ferrara che ospiterà un grande evento musicale». Nessun “sabotaggio” allo show di Vasco, ma la volontà di fare una risposta uguale e contraria a quello che è ritenuto un atteggiamento di totale chiusura della controparte: «No – chiariscono i sindacati – non c’è nessuna intenzione di far venir meno tutto ciò ma allo stesso tempo è legittimo mobilitarsi in quella occasione perché è altrettanto forte il bisogno e il diritto di essere ascoltati per avere finalmente risposte concrete e soddisfacenti ancora oggi nella piena disponibilità dell’amministrazione comunale».
Un muro, continua, contro il quale in questi mesi si sono infrante «decine di richieste formali, Pec, convocazioni e ripetuti tentativi di apertura a un confronto costruttivo, culminati anche nel percorso di conciliazione prefettizia» che ha avuto esito negativo. L’ultimo episodio risale al 3 febbraio, quando alla «richiesta unitaria per la definizione di un calendario strutturato di informazione, confronto e contrattazioni di tutte le questioni ancora aperte» non è seguito «alcun riscontro».
E di questioni aperte, ricordano i sindacati, ce ne sono parecchie: si va dalla definizione del regolamento sui buoni pasto all’applicazione delle progressioni verticali in deroga previste dal contratto nazionale di lavoro «per il riconoscimento giuridico di chi svolge da anni mansioni superiori». Uno dei nodi cruciali resta la stabilizzazione del personale educativo, così come le carenze di organico «che stanno compromettendo condizioni di lavoro e qualità dei servizi, nonostante l’Ente disponga di un’importante capacità assunzionale». Tra le richieste anche il rafforzamento delle progressioni economiche orizzontali «azzerate nel 2025 scaturito in un mancato accordo tra le parti e un atto unilaterale dell’Ente che rappresenta un grave precedente». Mancano inoltre «la condivisione di un regolamento sul lavoro agile», e «la costruzione di un progetto strutturato di welfare aziendale», presenti entrambi «in tante altre realtà». Fino ad arrivare all’«incremento del fondo del salario accessorio».
A marzo sono annunciate nuove assemblee, senza chiudere la porta al confronto e al dialogo con l’amministrazione ma sottolineando che «serve rispetto per chi lavora, e serve che l’Ente eserciti pienamente la propria responsabilità istituzionale».
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