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L’operazione

Sequestrata la discarica di rifiuti tra Scortichino e Finale Emilia

Sequestrata la discarica di rifiuti tra Scortichino e Finale Emilia

L’area rischia di essere compromessa da sostanze nocive. Contestati l’inquinamento ambientale in concorso ed omissione di atti d’ufficio

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Scortichino Un’area agricola di 228.000 metri quadrati che rischia di essere irrimediabilmente compromessa. E’ questo lo scenario che ha portato questa mattina, 26 febbraio, ad un’operazione funzionale al sequestro della discarica di rifiuti di Feronia tra Finale Emilia e il territorio di Scortichino. Sul posto sono presenti varie pattuglie di carabinieri insieme al pubblico ministero Marco Niccolini della procura di Modena. 

Tutto nasce da un procedimento penale che vede coinvolti il legale rappresentante di Feronia S.r.l. e l’ex dirigente responsabile del servizio Arpae-Sac di Modena. Entrambi sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di inquinamento ambientale in concorso. All’ex dirigente di Arpae viene anche contestata l’omissione di atti d’ufficio. L’azione giudiziaria non aveva, a detta degli inquirenti, interrotto le condotte illecite dato che tra febbraio e novembre 2025 nell’area sono stati portate altre 107.000 tonnellate di rifiuti. Pertanto il sequestro si è reso necessario.

Nel corso delle indagini i carabinieri del Gruppo Forestale modenese hanno innanzitutto ravvisato 2267 superamenti dei valori soglia di contaminazione del suolo nella discarica tra il 2008 ed il 2023 ai quali se ne aggiungono altri 61 nel solo 2024. I militari hanno anche ravvisato omissioni nelle comunicazione all’Autorità Amministrativa per quanto riguarda i parametri non a norma. Anche le acque di drenaggio hanno fatto registrare valori fuori dalla norma per 62 volte nel periodo maggio-agosto 2025, con una cospicua presenza tra gli altri di cromo, benzene mercurio e cloruro di vinile. Inoltre sono emerse gravi discrepanze tra i referti analitici del gestore, con valori apparentemente nei limiti, e i rilievi di Arpae che mostravano invece netti superamenti di concentrazioni pericolose.

In precedenza il gestore della discarica aveva anche ottenuto un’innalzamento dei “valori di fondo” ovvero una deroga ai limiti degli inquinanti, imputando l’accumulo di questi ultimi alla conformazione del terreno. Gli investigatori però hanno ravvisato superamenti anche dei valori in deroga, dovuti proprio alla gestione della discarica. Per quanto riguarda Arpae poi, le indagini hanno fatto emergere una sostanziale inerzia amministrativa, con interventi di bonifica circoscritti ed insufficienti.