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Doppio arresto

Cento, evade per due volte e lo trovano sempre al bar

Daniele Oppo
Cento, evade per due volte e lo trovano sempre al bar

Un 43enne era ai domiciliari per aver perseguitato e minacciato la ex datrice di lavoro dopo il licenziamento

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Cento  Ieri mattina i carabinieri lo hanno cercato a casa sua, dov’era ristretto agli arresti domiciliari e da dove avrebbero dovuto prelevarlo per accompagnarlo in tribunale, davanti al giudice, per la convalida dell’arresto del giorno prima: era evaso e i militari lo avevano pizzicato mentre era al bar. Non c’era. Ed era ancora una volta in un bar, diverso dal primo, ormai “bruciato”.
 

Doppio arresto in poche ore per l’uomo di 43 anni, di nazionalità albanese, che già il 19 febbraio era stato arrestato dai carabinieri di Cento per aver pesantemente perseguitato il suo ex datrice di lavoro. Non pago, l’altro giorno si era fatto trovare fuori casa, dove avrebbe dovuto rimanere, essendo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. I carabinieri lo avevano individuato in un bar poco distante e arrestato per evasione una prima volta. Ieri mattina era in programma l’udienza di convalida di quell’arresto, con annessa direttissima, ma lui non si è fatto trovare nemmeno questa volta, se non qualche ora dopo, in un altro bar, dove è stato arrestato nuovamente.

Alla fine, davanti al giudice ci è andato ugualmente, con una doppia contestazione di evasione.

Secondo le indagini effettuate dai carabinieri, il 43enne si è reso protagonista di una violenta escalation ritorsiva nei confronti dell’ex datrice di lavoro e dell’azienda dopo essere stato licenziato.

Prima avrebbe distrutto l'auto della titolare, residente a San Giovanni in Persiceto, dandola alle fiamme con il lancio di una bottiglia molotov. Un secondo raid avrebbe preso di mira un furgone aziendale, cosparso di liquido infiammabile nel tentativo (fallito) di appiccare il fuoco. All'indagato sono contestati anche la violazione di domicilio e gravi minacce rivolte ancora alla titolare dell’azienda.

Grazie alle risultanze investigative raccolte dai militari dell'Arma, l’autorità giudiziaria di Bologna – che ha coordinato le indagini – aveva disposto per il 43enne la misura degli arresti domiciliari e a garanzia del rispetto della misura e della sicurezza delle persone offese, all'uomo era stato applicato anche il braccialetto elettronico.

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