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L’analisi

Auto sempre più vecchie, officine sempre meno: la situazione a Ferrara

Andrea Mainardi
Auto sempre più vecchie, officine sempre meno: la situazione a Ferrara

Secondo la Cgia di Mestre in dieci anni è scomparso il 17,1% delle officine

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Ferrara Per anni l’automobile italiana ha rappresentato un vero e proprio “status symbol” nonché un’eccellenza produttiva riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Il territorio ferrarese ovviamente non fa eccezione, sia dal punto di vista delle auto circolanti ma anche per quanto riguarda l’agonia delle imprese artigiane specializzate nella loro riparazione. Ma quali sono le cause di questa emorragia di imprese? Secondo la Cgia c’è innanzitutto il fattore dei costi: tra affitti, bollette, smaltimento rifiuti e normative ambientali molte piccole attività artigianali faticano a sostenere queste spese.

Inoltre i clienti acquistano sempre più spesso i pezzi di ricambio sul web facendo diminuire i ricavi. Un altro fattore è l’ormai grande peso che la componente tecnologica ha sulle automobili la quale richiede continui aggiornamenti in conoscenze ed attrezzature.

Va considerata anche la poca attrattività che questa professione ha verso i giovani. Manca così il ricambio generazionale. Infine le piccole officine soccombono alla concorrenza delle grandi concessionarie ufficiali che offrono spesso pacchetti di manutenzione e garanzie a prezzi con i quali le piccole aziende non possono competere.

A livello regionale l’elaborazione della Cgia sui dati Aci mostra come in Emilia-Romagna il parco auto sia cresciuto di oltre 300mila unità negli ultimi dieci anni. Un +11,9% in linea con le altre regioni che hanno visto un costante aumento di immatricolazioni come Puglia, Calabria e Toscana. Come tutte le regioni poi, anche l’Emilia-Romagna ha visto un importante calo delle proprie officine che sono passate dalle 6.066 del 2014 alle 5.397 del 2024 con un -11% leggermente peggiore della media nazionale.

Analizzando i dati provincia per provincia, si può notare come questa crisi abbia colpito duramente anche il territorio ferrarese. A livello percentuale il calo di autoriparatori è stato del 17,1% ovvero il dodicesimo dato più alto in Italia. Nel 2014 le imprese attive in questo campo erano 449 mentre nel 2024, dieci anni dopo, erano rimaste in 372. In sofferenza anche altri capoluoghi come Ravenna (-14,2%), Bologna (-12,7%), Forlì-Cesena (-11,7%) e Parma (-10,6%). Sono nella media poi i numeri relativi alle autovetture ogni mille abitanti in provincia che, a Ferrara, si attestano a 697 ovvero al 65º posto nazionale.

Dall’alto della sua esperienza, l’ex presidente nazionale di Cna Autoriparazione Franco Mingozzi analizza le difficoltà delle autofficine: «In generale l’artigianato è un mondo complicato. Oggi per aprire un’officina servono attrezzature onerose e si devono affrontare anche tutta una particolare serie costi. C’è anche una burocrazia poi che è nemica dell’impresa e un sistema bancario sempre più disinteressato alle piccole imprese».

«Inoltre – prosegue Mingozzi – l’automotive oggi vive un tempo difficile e non si capisce in che direzione si voglia andare. Non c’è poi ricambio generazionale e soprattutto non ci sono giovani che si avvicinano al mestiere che oggi è sofisticato, serio ed impegnativo. Un lavoro insomma di grande specializzazione. Le famiglie spesso allontanano i figli da questo generi di mestieri, e dire che il lavoro ci sarebbe dato che abbiamo un parco macchine abbastanza obsoleto».

Le difficoltà sono generalizzate: «Anche chi possiede un auto ha pochi soldi per ripararla. Ricordo una signora, che aveva una vecchia auto nella quale si ruppe un iniettore. Venne in officina per cambiare un pezzo che, di fatto, aveva un valore ormai superiore a quella del mezzo stesso. Molti si stupiscono ma per quanto riguarda i componenti, non cambia che una vettura abbia vent’anni o venti giorni».

I clienti cercando a volte qualche scorciatoia: «C’è anche chi compra i pezzi su internet andando però incontro a diversi rischi sulla compatibilità e l’autenticità dei componenti. Questo incide poi sui guadagni: oggi le officine vivono più di ricambi che di manodopera e piccole riparazioni».

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