Rigassificatore in mare, dubbi e paure tra i pescatori di Porto Garibaldi
Per proteggerlo a Ravenna una diga lunga 880 metri e larga 22 metri
Goro - Porto Garibaldi Il mondo della pesca si interroga sul futuro proprio e dell’ecosistema marino, dopo il varo, effettuato il 20 febbraio scorso, al largo della costa ravennate, della barriera frangiflutti destinata a proteggere la nave rigassificatrice offshore. Il manufatto prefabbricato, calato in acqua sotto il coordinamento della Capitaneria di Porto di Ravenna, è stata realizzato da un raggruppamento temporaneo di imprese, guidato da Rcm Costruzioni.
Dimensioni
Lunga 880 metri e larga 22 metri e posta ad oltre 8 chilometri dalla costa, la diga è frutto di un investimento di 200 milioni di euro e fungerà da scudo protettivo per la nave rigassificatrice, contro gli effetti delle mareggiate, garantendo, così, continuità operativa a tutto l’impianto. Massimo Genari, presidente di ConUno (Consorzio unitario novellame di Goro e Comacchio), sottolinea che «eravamo già al corrente di questo rigassificatore. Si vedranno gli effetti dopo un po’ che l’impianto sarà in funzione. Ci auguriamo che la situazione, per la pesca, non peggiori ulteriormente». Sul varo della prima barriera frangiflutti al servizio del rigassificatore interviene anche Diego Viviani, biologo, presidente della Fondazione centro ricerche marine di Cesenatico. «La nave rigassificatrice si trova a circa 60 chilometri dalla Sacca di Goro e a circa 40 chilometri di Porto Garibaldi. Non credo che la diga possa disturbare la laguna – afferma Viviani -; semmai la presenza di una struttura rigida potrà fungere da riparo per i pesci. E facile che possano crearsi condizioni favorevoli per la riproduzione di animali acquatici. Può crescere di tutto: attorno ad una diga i pesci possono creare tane, mentre l’effetto scogliera farà sì che si attacchino cozze e ostriche. Questo è positivo».
Tempo
Solo nel tempo si potranno valutare eventuali modifiche alle correnti marine, per cui, al momento, ogni speculazione sul tema potrebbe risultare sterile o fuorviante. «È stato compiuto uno studio di fattibilità e studi più recenti – conclude Viviani –, parlano di un impatto non significativo sulle correnti marine». Va detto che la conferenza di servizi per l’approvazione delle linee guida progettuali legate alla nave rigassificatrice, al largo di Ravenna, si è conclusa il 24 gennaio 2024, con il parere favorevole unanime degli enti coinvolti.
In caso di parere sfavorevole il progetto non avrebbe avuto seguito. Arianna Silvestri, responsabile del settore pesca di Legacoop Estense, dopo essersi consultata con un altro importante biologo, Mattia Lanzoni, (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Ateneo ferrarese, tra i protagonisti del progetto Life-Natura Lifeel per la conservazione dell’anguilla) , rimarca l’importanza del zripopolamento dei fondali legato alla barriera frangiflutti. Il tema vero – evidenzia Arianna Silvestri -, è la produzione di sostanze, nella lavorazione dell’acqua. Se le barriere possono essere positive in termini di ripopolamento per le specie ittiche, non sappiamo, in realtà, se in quelle aree la pesca avrà accesso. È difficilissimo pensare allo strascico, ci sono, invece, più probabilità per la piccola pesca. La criticità in sè non è in realtà la barriera frangiflutti, quanto piuttosto se i pescatori potranno accedere a determinate aree e se sì, in quale misura».
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