False vaccinazioni a Ferrara: l’Ausl parte civile contro i no-vax
Si costituirà nel processo contro 124 imputati
Ferrara L’Azienda Usl di Ferrara ha deciso di costituirsi parte civile nei confronti delle 124 persone imputate a vario titolo di falso e corruzione (in molti casi entrambe le contestazioni insieme) nell’indagine sulle false vaccinazioni contro il Covid-19 “certificate” delle dottoresse Chiara Compagno e Marcella Gennari per l’ottenimento del green pass.
L’azienda sanitaria ha infatti recentemente affidato l’incarico all’avvocata Sabrina Digiampietro affinché la rappresenti in giudizio, in continuità con quanto avvenuto a carico delle dottoresse nel relativi procedimento. Compagno, lo ricordiamo, ha patteggiato una pena a due anni di reclusione (con la sospensione condizionale) dopo aver risarcito l’Asl con 8mila euro in via stragiudiziale ma il pubblico ministero Alberto Savino ha impugnato il patteggiamento – al quale non aveva prestato consenso – davanti alla Corte di Cassazione. Compagno, peraltro, risulta essere stata sottoposta recentemente a procedimento disciplinare dalla relativa commissione dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Ferrara. Per Gennari, invece, il processo prosegue con le gravi accuse di falso e corruzione.
Per quanto riguarda i pazienti per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, la prima udienza davanti al giudice Marco Peraro è fissata per il 13 aprile. Si tratterà probabilmente di un’udienza che servirà a organizzare i lavori, visto l’alto numero di imputati, e nella quale verrà deciso un calendario delle prossime udienze e un ordine di trattamento delle varie posizioni, magari anche in base all’eventuale scelta di riti alternativi.
Tra gli imputati vi sono i nomi di un noto imprenditore locale dello spettacolo, di un altro imprenditore del mondo delle costruzioni edili, quello di una donna molto attiva nello sport ferrarese, addirittura di un prete e poi ancora dipendenti comunali, due farmaciste e qualche operatore sanitario.
I 124 pazienti delle due dottoresse – che non costituiscono nemmeno un elenco completo dei pazienti indagati, alcune decine hanno patteggiato già in fase di indagine – sono accusati in parte di aver “solo” ottenuto il green pass grazie all’attestazione falsa di una vaccinazione in realtà ma effettuata, e in parte di aver anche pagato le dottoresse, più che altro Gennari, alla quale sono attribuiti quasi tutti i casi di corruzione rilevati durante l’indagine.
Tra gli imputati, una farmacista è accusata invece di aver falsamente certificato dieci tamponi come positivi al Covid-19 (all’epoca era un modo alternativo alla vaccinazione per ottenere la successiva certificazione verde). Un uomo è invece accusato, oltre che di falso e corruzione, anche di favoreggiamento per aver rivelato alla dottoressa Gennari dell’esistenza di un’indagine della Guardia di finanza a suo carico, cercando così di aiutarla a eludere le investigazioni.
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