Ferrara, assemblea di Legacoop Estense: «Due anni per cercare stabilità»
Rivendicazioni ed esperienze positive. Presidente Ascari: «La cooperazione rappresenta sia valori contemporanei sia un modello d’impresa avanzato»
Ferrara «Le esperienze raccontate rappresentano l’eccellenza del territorio. In un tempo di fratture economiche e sociali che si allargano, nonostante i suoi 140 anni, la cooperazione rappresenta sia valori contemporanei, sia un modello d’impresa avanzato che ancora tiene», ha commentato il presidente nazionale di Legacoopsociali, Massimo Ascari. A prendere la parola alcune delle realtà cooperative più significative di Ferrara e Modena.
Da Comacchio Matteo Tomasi, presidente della Lavanderia Girasole, un’esperienza di workers buyout, ovvero di lavoratori che salvano la propria azienda dalla chiusura. «Siamo l’esempio concreto di come l’ascolto di un’idea, di un bisogno, possa generare un progetto di rinascita e innovazione sociale. All’inizio ci sono stati errori e fatica, oggi dopo dieci anni da 14 siamo diventati 36, tra cui 10 colleghi pakistani. Abbiamo puntato sul lavoro femminile, abbiamo fatto dell’unione il punto di forza e triplicato il fatturato».
Il presidente della ferrarese Cidas Daniele Bertarelli ha evidenziato come la cooperativa sociale investa e assuma responsabilità imprenditoriali, ma sia necessario più coinvolgimento «nelle fasi di programmazione strategica, non solo come soggetto attuatore, grazie a competenze e professionalità che le coop sociali possono mettere a disposizione per contribuire a una sanità più integrata, moderna e capace di migliorare la qualità della vita delle comunità».
Sempre da Ferrara, Loredano Ferrari presidente della cooperativa di abitazione Castello, denuncia: «a differenza delle altre città, Ferrara è al palo dal 2019 sul diritto alla casa. Non si intravede nemmeno il tentativo di un’agenzia per l’abitare che grazie al solo sostegno regionale potrebbe agevolare e garantire la redditività degli immobili in capo ai privati disponibili a metterli nel mercato della domanda legata agli affitti calmierati. Le liste di cittadini in cerca di casa pubblica sono oltre il migliaio, quasi il doppio del 2023. Nel patrimonio pubblico insistono oggi più di 800 alloggi vuoti che necessitano di interventi manutentivi per renderli abitabili. Nonostante ciò, si chiudono gli occhi per non disturbare il mercato privato speculativo legato agli affitti brevi».
Silvia Grandi presidentessa di Copma, impresa di sanificazione e igiene, rimarca la necessità di porre attenzione nelle gare d’appalto «alla sanificazione avanzata, che può portare alla stabilità microbiologica per migliorare il benessere delle persone e ridurre i costi sanitari, poiché le infezioni correlate all’assistenza e l’antibiotico resistenza nei prossimi anni potrebbero costituire la principale causa di morte».
Enrico Manni presidente del Consorzio Granterre, coop modenese di salumifici, caseifici e allevamenti, chiede «una rappresentanza ai tavoli istituzionali, perché non è più riconosciuto il nostro valore come motore di sviluppo».
Andrea Benini, presidente di Finpro e Sofinco, ha ribadito che «l’obiettivo comune è rafforzare le nostre finanziarie, consolidarne il patrimonio materiale e immateriale, mantenerle aderenti alla necessità delle cooperative e sostenere le progettualità di Legacoop Estense, affrontando insieme le sfide».
Federico Mazzoli, direttore commerciale di Banca San Felice, istituto di credito di San Felice sul Panaro composto da 15 mila soci e 135 dipendenti ha sottolineato che «il nostro vantaggio competitivo è quello di essere autonomi e indipendenti col vantaggio che possiamo valutare con cura ogni singolo investimento, creando comunità di intenti».
Roberto Davoli, direttore dell’impresa edile Cmb di Carpi, ha riportato la «difficoltà di reperire risorse umane in prossimità dei cantieri in tutta Italia perdendo la caratterizzazione territoriale» e il fatto di essere rimasta l’unica cooperativa di costruzione di Legacoop, con l’isolamento e i sacrifici dei soci che ne conseguono.
Un segnale di speranza arriva da Thomas Turolla, presidente della coop di pescatori Copego: «dopo l’invasione del granchio blu, ci siamo organizzati per commercializzarlo e le vendite sono più che triplicate, passando da circa 143mila chili nel 2024 a oltre 460mila nel 2025. Da una fase di sola emergenza stiamo progressivamente costruendo una fase di gestione strutturata e speriamo - in futuro - anche di valorizzazione economica».
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