La Nuova Ferrara

Ferrara

La sentenza

Omicidio al Big Town di Ferrara, padre e figlio condannati a 28 anni

Daniele Oppo
Omicidio al Big Town di Ferrara, padre e figlio condannati a 28 anni

Giuseppe e Mauro Di Gaetano giudicati per l’omicidio di Davide Buzzi e il tentato omicidio di Lorenzo Piccinini

5 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Giuseppe e Mauro Di Gaetano, padre e figlio a processo per l’omicidio di Davide Buzzi e il tentato omicidio di Lorenzo Piccinini in concorso al Big Town di Ferrara la sera del 1° settembre 2023, sono stati condannati a 28 anni di carcere in primo grado dalla Corte d’Assise del Tribunale di Ferrara.


La sostituta procuratrice Barbara Cavallo aveva chiesto una pena di qualche anno più lieve: 24 anni di reclusione per entrambi. Il termine per il deposito delle motivazioni è stato fissato in 90 giorni.

«E’ stata fatta giustizia, anche se nessuno mi può restituire mio figlio», ha detto con molta commozione Natalino Buzzi, padre di Davide, dopo la sentenza. I familiari delle persone offese, a favore dei quali sono state riconosciute provvisionali a titolo di risarcimento del danno da 100mila a 25mila euro ciascuno, erano assistiti dagli avvocati Gian Luigi Pieraccini, Francesco Mantovani, Giampaolo Remondi e Andrea Zamperlin.

Per la difesa degli imputati (avvocati Stefano Scafidi, Giulia Zerpelloni e Michele Ciaccia), invece, si è trattato di «una sentenza ingiusta che sicuramente appelleremo».


La tragedia – per una e per l’altra parte – trae origine da un’altra morte, quella del giovane Edoardo Bovini, avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 agosto di quello stesso anno, dopo che il 19enne aveva assunto una dose di cocaina proprio nel bar Big Town. Il ragazzo – che aveva un difetto al cuore di cui era a conoscenza e che già un’altra volta gli stava per costare caro – aveva accusato un malore appena fuori dal locale, l’intervento dei sanitari fu vano. Buzzi, patrigno di Bovini e a lui profondamente legato, si era convinto che vi fosse una responsabilità in Vito Mauro Di Gaetano per un presunto ritardo nella chiamata dei soccorsi: cosa sicuramente non vera, anche per l’uomo quella notte si trovava a Modena, dove gestiva un altro locale.

Da questi presupposti partì una furiosa ricerca di vendetta privata da parte di Davide Buzzi, che minacciò Di Gaetano (ma anche i suoi dipendenti) di bruciare il locale se non avesse chiuso. Il 25 agosto lo prese a schiaffi in piazza Travaglio e gli chiese di corrispondergli 3mila euro entro il 25 settembre, altrimenti gli avrebbe bruciato il bar. Una circostanza prontamente denunciata alla Squadra mobile.

Nei giorni seguenti i dipendenti di Di Gaetano si licenziarono tutti quanti. Lui provò ad attivare un servizio di vigilanza, che sarebbe partito solo nei primi giorni di settembre.

Le cose precipitarono appena prima, in modo irrimediabile. La sera del 1° settembre Buzzi passò una prima volta in moto davanti al bar , con in sella anche la sua compagna, facendo capire chiaramente, a gesti, che sarebbe ritornato. E così fece, in auto e in compagnia di Lorenzo Piccinini, col quale si era già organizzato. Vito Mauro aveva preso l’avviso sul serio e aveva chiamato il 112. I carabinieri arrivarono, controllarono per un po’, poi andarono via dicendo di richiamare se fosse tornato.

Probabilmente caricati da un mix di alcol e cocaina, Buzzi e Piccinini, fisicamente imponenti, si presentarono con in mano una tanica rossa contenente gasolio e intimarono la chiusura del bar. Ci fu un fuggi-fuggi di tutti i clienti.

Rimasero dentro solo Mauro Di Gaetano e suo padre Giuseppe, che era lì per dargli manforte. Fu il primo a subire violenza fisica e il primo a rispondere in modo quasi letale. Prese delle fortissime gomitate e dei calci mentre chiedeva spiegazioni. Quando si rialzò affrontò Piccinini con un piccolo coltello che teneva in tasca, e con la lama trafisse il petto del giovane che, da qui in poi, non fece di fatto più nulla.

Anche le intenzioni bellicose di Buzzi subirono una battuta d’arresto, pur rimanendo la tensione a un livello elevato. Cacciò l’anziano Di Gaetano fuori dal locale, lanciando anche sedie e tavolini. Poi intimò più volte, disperato, a Mauro Di Gaetano di chiamare subito i soccorsi per Piccinini, cosa che il barista fece, palesando le sue difficoltà ma cercando sempre di mediare e tranquillizzare.

Si aprì una fase di relativa calma, rotta con il rientro dell’anziano di Gaetano, che da dietro cominciò ad accoltellare Buzzi, intento a litigare con suo figlio e al contempo provare ad assistere Piccinini, accasciato su una delle sedie del bar. Ci fu uno scambio violento, il primo a livello fisico, tra Buzzi e Mauro Di Gaetano, forse dopo che il primo aveva dato uno schiaffo al barista, che rispose lanciandogli delle bottiglie.

Con un fendente alla gola, Giuseppe Di Gaetano rese probabilmente Buzzi del tutto inoffensivo. Ma ormai i cancelli dell’inferno erano stati spalancati. Mauro Di Gaetano uscì per la prima volta da dietro al bancone. Impugnò un pesante lucchetto (da quasi un chilogrammo), quello che usava per chiudere la saracinesca del locale e che aveva tenuto a portata. Tempestò di colpi la testa di Buzzi, già in evidente difficoltà per via del taglio alla gola, delle coltellate e delle bottigliate prese: 37-38 colpi ritmici, come dati da un automa. Poi si rialzò, diede qualche colpo anche a Piccinini, e tornò indietro, si piegò e colpì ancora la testa di Buzzi, ormai a terra agonizzante.

Al ritorno dei carabinieri e all’arrivo del 118 tutto era ormai andato in malora. Una vita persa, molte altre rovinate.