«Non è un fatto privato». A Ferrara in mille sfilano per il Grattacielo
Sfollati, associazioni, partiti, sindacati e cittadini invocano l’emergenza. È il corteo più partecipato dall’inizio della crisi
Ferrara Oltre un migliaio di cittadine e cittadini da Ferrara e regione hanno sfilato in corteo per portare solidarietà ai 500 sfollati del grattacielo. L’hanno fatto oggi, 7 marzo, e ogni persona ha camminato portando un foglio con il nome di un abitante: Makrem, Shameer, Bruno, Sofia. In prima fila c’erano proprio loro a sostenere lo striscione “Emergenza grattacielo non è un fatto privato”, dietro tutti coloro che hanno scelto di non restare indifferenti davanti alla perdita di uno dei diritti basilari, quello all’abitare.
La testimonianza
«Sono fuori casa dal giorno dell’incendio – racconta Amara, di origine guineana, con un lavoro a tempo indeterminato all’Interporto di Bologna –, l’ho comprata lo scorso anno con un mutuo trentennale. Quando ho stipulato con il precedente proprietario, un ferrarese, mi è stato garantito che era tutto a posto, sette mesi dopo sono per strada, non ho più nulla. Mi sta ospitando un amico, ma se il sindaco non attiva lo stato di emergenza per me, per tutti noi è una tragedia. Ma noi siamo stranieri non votiamo, a loro della nostra vita non importa niente».
Le richieste al Comune
Gli altri inquilini ascoltano in un silenzio carico di angoscia, qualcuna non trattiene le lacrime. Gli organizzatori leggono al microfono le richieste degli abitanti al Comune: uno sportello specifico per l’emergenza, un alloggio temporaneo pubblico per emergenza abitativa per chi ne ha bisogno, sospensione delle utenze e moratoria per i mutui prima casa, un contributo per l’autonoma sistemazione delle famiglie, garanzia di residenza per chi rischia di perdere i diritti fondamentali, un piano immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza dello stabile, piani futuri per soluzioni abitative permanenti.
La protesta
Presenti oltre cinquanta associazioni, tutti i partiti di opposizione, la Cgil e tante persone comuni con cartelli solidali: “Senza solidarietà non c’è città”, “Contro sgomberi e speculazione difendiamo gli abitanti del grattacielo”. «Non è e non può essere una questione privata – scandiscono al microfono dal collettivo di universitari Link – quando sono il Comune e le autorità competenti a disporre uno sgombero improvviso e massivo di un intero quartiere verticale giustificandolo con richiami generici alla sicurezza o alla messa a norma dell’edificio, senza però prevedere contestualmente soluzioni concrete per le famiglie coinvolte. La sicurezza non può trasformarsi in uno strumento formale che scarica il peso dell’emergenza proprio su chi la subisce».
Il corteo e la soluzione
Intanto il corteo tra musica e slogan attraversa viale Cavour, corso Martiri, passa sotto lo Scalone presidiato da forze dell’ordine in tenuta antisommossa e riempie la piazza. «Dal giorno dell’incendio, quando è venuto alle torri a farsi una foto, il sindaco non l’abbiamo più visto – dice uno degli abitanti –, non ci è mai stato vicino né a parole né coi fatti: per questo siamo venuti noi da lui, ma vediamo che non è nemmeno qui, ci aspettavamo che si facesse vedere, che ci dicesse qualcosa, un’altra occasione persa per rappresentarci». «Volendola trovare, una soluzione c’è già – riporta l’architetto Andrea Malacarne – è nel Regolamento per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del Comune, all’articolo 3 si parla di situazioni di estrema emergenza abitativa, c’è già scritto tutto, basta applicare le norme del Comune stesso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
