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Redditi e lavoro nel Ferrarese: crisi industriale e precariato

Alessandra Mura
Redditi e lavoro nel Ferrarese: crisi industriale e precariato

Il Rapporto Ires ha confrontato i capoluoghi regionali sulle dichiarazioni 2024. Le quota di redditi da impiego dipendente è la minore. Quelli da pensione al top

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Ferrara Una regione che continua a difendere la sua posizione economica nel panorama nazionale, ma che mostra al tempo stesso forti segnali di difficoltà legati in primo luogo alla crisi industriale e manifatturiera che si è abbattuta in modo generalizzato sul territorio e che anche nel Ferrarese sta producendo e ha prodotto effetti dirompenti.

È la fotografia che emerge dall’accurata analisi condotta da Ires (Istituto ricerche economiche sociali) e che mette a confronto le province emiliano romagnole sulla base delle dichiarazioni dei redditi (effettuate nel 2024 e relative all’anno di imposta 2023) e delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti nei settori privati non agricoli, per concludersi con un focus su benessere, redditi, spesa e povertà. Con poco meno di 25.900 euro di reddito medio Irpef (e un reddito medio imponibile di 24.741 euro), l’Emilia Romagna è al quarto posto tra le regioni d’Italia, perdendo però una posizione rispetto all’anno precedente, e soprattutto segnando una crescita (+4,8%) inferiore al tasso di inflazione (5,7%). Un quadro che, sottolinea lo studio, evidenzia «una maggiore difficoltà a tradurre le crescite nominali di redditi e retribuzioni in un effetto di miglioramento delle condizioni di vita».

Commenta il segretario generale della Cgil Massimo Bussandri: «In questo Paese avviato a un declino che il Governo tenta faticosamente di nascondere sotto il tappeto, senza riuscirci, anche l’Emilia Romagna non può essere un’isola felice. Ce lo dicono soprattutto due dati: soltanto la metà dei lavoratori dipendenti privati non agricoli di questa regione sono lavoratori stabili e continuativi. Gli altri sono precari, discontinui, tra le donne poi la percentuale di chi è stabile e strutturato non supera il 30%». Secondo Bussandri «l’altro dato preoccupante è che quasi un terzo degli stessi dipendenti non arrivano ai 15mila euro lordi annui di reddito, cioè sono lavoratori sostanzialmente poveri». Si deve ripartire, quindi, dalla difesa del sistema manifatturiero e a alle dinamiche legate ai rincari su casa e bollette. «Tutti i dati confermano che i salari e le pensioni, principali contribuenti del fisco, hanno avuto negli ultimi anni una crescita molto inferiore rispetto all’aumento dei prezzi. L’Emilia-Romagna continua ad avere, su molti aspetti, condizioni migliori rispetto alla media nazionale, ma alcuni segnali sono preoccupanti: la persistenza, soprattutto in alcuni settori, di ampie fasce di precariato e lavoro a tempo parziale, nonché la crescita del rischio di povertà o esclusione sociale», è la sintesi del presidente Ires Giuliano Guietti.

Sono soprattutto i lavoratori dipendenti a essere colpiti dal calo dei redditi imponibili, con una perdita netta rispetto all’inflazione dell’8% e una netta riduzione della “forbice” rispetto al resto dei contribuenti, passando da una differenza di 2.800 euro del 2015 a un “vantaggio” di 700 euro nel 2023.

In provincia

Guardando ai dati territoriali, quello che è emerge prima di tutto è una tenuta maggiore del Comune capoluogo rispetto al resto del Ferrarese. Il confronto tra le Province vede il nostro territorio al penultimo posto con un reddito imponibile medio annuo di 22.486 euro, superiore solo a Rimini.

«È ovvio – scrivono i ricercatori Ires – che la portata di questi dati va valutata nella consapevolezza del permanere di quote rilevanti di evasione fiscale, soprattutto in alcuni settori, come ad esempio la ristorazione o la pesca». Il Ferrarese per contro registra la crescita più elevata (+4,9%) di tutta la Regione rispetto all’anno precedente. La situazione cambia se si considera invece il solo Comune di Ferrara, che sale in classifica di diverse posizioni con un reddito medio imponibile procapite (25.241 euro) di gran lunga superiore alla media regionale (24.741), come non mancano di notare gli autori della ricerca. Tra i Comuni più “ricchi” della regione figurano anche realtà di piccole dimensioni come Canossa, dovuto anche al fatto che basta anche la residenza di qualche contribuente facoltoso per alzare la media in modo sensibile.

In ogni caso, il Ferrarese non compare nella top ten, in compenso occupa due posizioni nell’elenco opposto, quello dei Comuni con l’imponibile più basso: terza Mesola con 17.461 euro e fanalino di coda Goro con 10.278 euro. «Alcuni di questi Comuni – osservano i ricercatori – che si collocano nella fascia più bassa di redditi imponibili medi dichiarati, hanno tuttavia conosciuto negli ultimi anni una crescita rilevante del reddito medio imponibile, con incrementi dal 2019 al 2023 civini o addirittura superiori al 20%. Il Comune di Goro, la cui principale attività economica è notoriamente quella della pesca e dell’acquacoltura, mantiene saldamente l’ultima posizione di questa graduatoria, con un reddito imponibile medio dichiarato di poco superiore ai 10mila euro pro capite».

La dicotomia tra l’intera provincia e il solo Comune di Ferrara si ripropone anche osservando le percentuali dei contribuenti per fasce di reddito, almeno per quel che riguarda quella più alta, superiore ai 75mila euro: la quota provinciale si ferma al 2,5%, la più bassa di tutta la Regione, mentre nel capoluogo sale al 4,3% superando la media regionale (3,2%). A preoccupare, a tutti i livelli (regionale, provinciale e comunale) è la percentuale di contribuenti sotto la soglia del 15mila euro annui: il 28,4% nel Comune di Ferrara, perfettamente in linea con la media regionale, quota che nella provincia sale al 30,6%. La fascia più numerosa è quella tra i 15mila e i 55mila euro, che nel Comune capoluogo risulta leggermente inferiore (61,3%) rispetto alle medie provinciale (62,4%) e regionale (62,6%).

Significativo il dato sui redditi da lavoro dipendente e da pensione: «Ferrara è la provincia con la percentuale più bassa di redditi da lavoro dipendente (53,3%) mentre è quella che vanta una quota maggiore (38,9%) di contribuenti con reddito da pensione», si legge nella ricerca, a conferma dell’andamento demografico del nostro territorio caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione. Un andamento questa volta condiviso con il Comune capoluogo, a sua volta ultimo per quota di contribuenti da lavoro dipendente (54,4% a fronte di una media regionale del 57,3%) e prima per pensionati (38,1% contro la media regionale di 34,2%). Se si considera l’imponibile, però, la provincia torna a mostrarsi più in affanno rispetto al Comune: ultima per reddito da lavoro dipendente (22.876 euro annui con una media regionale di 24.927) e terzultima per reddito da pensione (21.098 euro su una media regionale di 22.383 euro).

Il solo Comune di Ferrara registra invece una media più alta rispetto alla regione sia per reddito lavoro dipendente (25.079 euro), sia da pensione (23.885 euro). L’analisi dei redditi da lavoro dipendente ricalca l’andamento riscontrato in quella del reddito imponibile complessivo: nessuna rappresentanza tra i primi dieci Comuni con reddito più alto e tre fra quelli con reddito più risicato, tutti nel Basso Ferrarese: Comacchio (18.763), Lagosanto (18.061) e Goro (15.937). Quest’ultimo è anche ultimo per redditi da pensione (13.029). L’ultima voce riguarda i redditi da lavoro indipendente che vede il Ferrarese penultimo con 29.618 euro annui contro una media regionale di 33.750 euro.