Gaibanella, la centrale si farà: il Comune di Ferrara perde l’ultimo ricorso
Anche il Consiglio di Stato conferma il ritardo degli atti: «Appello infondato»
Ferrara Il ricorso contro la centrale di Gaibanella era stato presentato effettivamente in ritardo, non rispettando quindi i tempi speditivi della giustizia per i progetti che coinvolgono i fondi Pnrr. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato a cui il Comune di Ferrara, sollecitato da comitato e politica, si era rivolto per vedersi riconoscere le proprie ragioni. Il Tar aveva infatti giudicato irricevibile il ricorso municipale contro Arpae e la società che ora potrà realizzare la centrale a biometano, utilizzando reflui zootecnici, biomasse agricole e sottoprodotti della filiera agroalimentare.
E invece anche gli altri giudici hanno condiviso l’impostazione del tribunale amministrativo di Bologna tanto da arrivare a scrivere che “è emerso in modo incontestato, come chiarito dal Tar, che l’impianto oggetto dei provvedimenti impugnati, rientrava a pieno titolo tra le opere strategiche per il raggiungimento dei target di decarbonizzazione europei e nazionali ai sensi del vigente PNRR, come, peraltro, la stessa controinteressata (la società BioFe Srl) aveva evidenziato, nell’ambito del procedimento autorizzatorio, alle amministrazioni coinvolte. In particolare, la controinteressata aveva palesato la propria intenzione di accedere ai fondi Pnrr, chiedendo nel corso della quarta seduta della Conferenza di Servizi del 5 dicembre 2024, alla presenza del Comune di Ferrara, la sollecita definizione del procedimento, stante la scadenza per la partecipazione ai fondi Pnrr per il 17 gennaio 2025, ai quali la BioFe ha avuto poi effettivamente accesso».
Nella sua ricostruzione il Consiglio di Stato aggiunge anche che “il ricorso introduttivo è stato notificato il 14 marzo 2025 e depositato l’11 aprile 2025, oltre il termine di 15 giorni. Ne consegue che correttamente il Tar ha dichiarato l’irricevibilità del ricorso di primo grado». L’appello del Comune è, pertanto, infondato e i giudici hanno anche condannato il municipio, rappresentato dall’avvocato Giuliano Onorati, a pagare 5mila euro di spese processuali.
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