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Porto Garibaldi, offese ai carabinieri: raffica di utenti indagati

Annarita Bova
Porto Garibaldi, offese ai carabinieri: raffica di utenti indagati

I commenti fatti sotto ad articoli pubblicati sui social network. Le accuse sono pesanti, ma le forze dell’ordine non sono più disposte a tollerare

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Porto Garibaldi C’è chi dietro ad una tastiera ama offendere, denigrare, mettere in discussione la professionalità e il lavoro altrui. Ma questa volta coloro che sono andati “oltre” dovranno rispondere direttamente ai carabinieri di oltraggio a pubblico ufficiale, vilipendio, diffamazione per i fatti commessi sul social network Facebook. Una storia che ci riguarda da vicino, considerato che sotto accusa sono finiti i commenti (anche) ad alcuni nostri articoli e possiamo raccontare la storia, visto che a segnalare quanto accaduto è proprio una delle persone denunciate.

 Lo scorso mese di dicembre sulla pagina Facebook della Nuova Ferrara era stato pubblicata la notizia di un’operazione dei carabinieri per il furto di uno scooter da parte di un minore in territorio comacchiese. Fra i commenti, quello di una persona che, come anche altre, non solo avrebbe messo in discussione l’operato delle forze dell’ordine, ma ha usato un linguaggio alquanto colorito nei loro confronti (come anche nei nostri) e per non farsi mancare nulla ha messo nero su bianco esplicite frasi a contenuto razzista.

I carabinieri hanno intercettato il commento ed è scattata la denuncia, con la persona sottoposta ad indagini preliminari chiamata in caserma e avvertita del fatto che c’è un procedimento a suo carico, così che possa avere la possibilità di difendersi. E sono decine e decine i commenti passati al vaglio e le persone coinvolte. Negli ultimi anni è infatti diventato estremamente difficile, per tante categorie, lavorare in serenità. Ogni notizia, ogni operazione viene messa in discussione e gli autori dei post arrivano ad offese che possono essere anche molto pesanti. Insomma, reati veri e propri che come tali possono essere perseguiti.

 Offendere le forze dell’ordine online (social media, blog, chat pubbliche) costituisce reato e può portare a denunce per oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c. p.), diffamazione aggravata (art. 595 c. p.) o, in casi più gravi, vilipendio delle istituzioni (art. 290 c. p.). Ed è esattamente quello che sta succedendo agli autori dei post. Commentare gli articoli, discutere, esprimere la propria opinione va sempre bene.

Anzi, è fondamentale anche per i quotidiani poter interagire con i lettori. Il punto è che sempre più spesso c’è chi, anche nascondendosi dietro profili falsi, supera i limiti. Le forze dell’ordine non tollerano più comportamenti del genere, anche perché proprio il loro ruolo impone interventi nel momento in cui si infrange la legge. Le conseguenze non sono irrilevanti, si rischia infatti una condanna penale, con multe da 1.000 a 5.000 euro, o la reclusione fino a tre anni, oltre alla possibilità di querele e richieste di risarcimento danni. E, in generale, insultare o diffamare qualcuno sui social costituisce reato di diffamazione aggravata in ogni caso, oltre a provocare anche conseguenze psicologiche sulle vittime.

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