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Ferrara, centro sociale in vendita: «Un’ingiustizia annunciata»

Stefania Andreotti
Ferrara, centro sociale in vendita: «Un’ingiustizia annunciata»

La Resistenza: «Anche senza sede continueremo ad esserci»

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Ferrara Interesse culturale: no, verificato con esito negativo. Valore dell’ex scuola in via della Resistenza 34: 300mila euro. Utilizzazione attuale: vuoto. Alienazione prevista nell’anno 2026. Il gelido burocratese del Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni per il triennio 2026/28 sancisce la fine dell’esperienza del centro sociale La Resistenza.

Quello che per tanti ferraresi è stato un punto di riferimento, un luogo simbolico di controcultura, fucina di idee, incontro tra generazioni, sede di corsi, laboratori, dibattiti e concerti, si riduce alla riga 9 della tabella 1: in vendita al miglior offerente. Allegato al Documento unico di programmazione e redatto dal Settore opere pubbliche e patrimonio, il Pav non lascia più spazio alla speranza di raggiungere un accordo con il Comune, a lungo richiesto, ma mai trovato.

«È la cronaca di un’ingiustizia (pre) annunciata. Il Cps La Resistenza è chiuso da ormai tre anni – ricorda il collettivo del centro sociale –. Lo stabile è fermo da tanto, troppo tempo, la vegetazione ha iniziato a reclamare il suo spazio. Ora sì che si può dire che è stato lasciato al degrado. Degrado creato in 32 mesi di abbandono, mancate interlocuzioni, attacchi infondati, decine di e-mail e Pec senza risposta da parte del Comune, ma soprattutto un atteggiamento schizofrenico, non trasparente e svilente da parte dell’amministrazione di Ferrara».

Poi un succedersi di delibere, ordinanze, la richiesta di lavori di adeguamento per i quali era stata trovata copertura economica grazie ad una raccolta fondi. Infine, l’ultima amara scoperta di questi giorni. «Vogliono vendere La Resistenza e lo fanno sostenendo che lo spazio sia vuoto e privo di interesse culturale – sottolineano dal centro sociale –. Vogliamo ricordare di oltre 70 eventi gratuiti annuali che proponevamo a più di 1.100 soci. Sono ancora in corso interlocuzioni tra Ancescao e il Comune ma non sappiamo che esito avranno. Soprattutto perché come Cps La Resistenza siamo stati tagliati fuori da questi incontri, oltre che da qualsivoglia interlocuzione. Condanniamo questo modo di agire che dimostra come il piano dell’amministrazione sia unicamente quello di voler sopprimere il mondo del terzo settore. Si arriva a vendere un immobile perché non sono in grado di proporre delle reali alternative di utilizzo degli stabili sgomberati, come in effetti abbiamo sostenuto fin dall’inizio. Ma è chiaro anche un altro dato: il volontariato, l’attività culturale e sociale, il lavoro costante sull’attualità e l’esistente non possono certo essere cancellati da un colpo di spugna politico ed amministrativo. Pur senza sede e tra mille difficoltà organizzative siamo infatti riusciti comunque a proporre numerose attività durante questi ultimi tre anni. E continueremo a farci sentire “Ad alta voce”, come il nome del festival che proponiamo tra aprile e maggio». 

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