Ragazzina adescata online: condannato medico di Ferrara
Era imputato con altri tre uomini per abusi in rete su una 13enne
Ferrara C’è anche un medico ferrarese di 44 anni tra i quattro uomini condannati con il rito abbreviato dal tribunale di Roma per aver adescato online una 13enne residente nella provincia di Viterbo e averla costretta a pratiche sessuali, usando anche l’arma del ricatto.
Secondo quanto viene riportato dalle cronache locali e in particolare dal quotidiano online ViterboToday, l’imputato ferrarese è stato condannato alla pena di 5 anni di reclusione e, in solido con gli altri coimputati, al risarcimento del danno con il pagamento di una provvisionale di 10.500 euro ciascuno. Gli altri imputati erano un 23enne di Torino, un 26enne di Rignano Flaminio (che rientra nella città metropolitana di Roma capitale) e un 33enne di Napoli. Per loro le condanne sono state due a 8 anni e una a 9 anni di reclusione.
Alle sentenze si arriva dopo un’indagine dei carabinieri di Viterbo avviata a seguito della denuncia della madre della giovanissima vittima, che si era accorta che la figlia intratteneva chat spinte con un ragazzo molto più grande di lei.
Secondo quanto emerso in sede di indagine e che ha trovato evidentemente conferma anche nel corso del giudizio abbreviato, almeno in parte, la ragazzina era stata avvicinata tramite l’applicazione di gioco online, Roblox, e poi indotta a scaricare ulteriori app di incontri (Connected e Boo) e messaggistica tra cui Whatsapp, Telegram e anche alcune chat criptate.
Qui si è innestata la violenza vera e propria, compiuta anche dagli altri tre imputati. La 13enne è stata circuita dagli adulti che si fingevano suoi coetanei e così indotta – anzi, costretta – a realizzare foto e video sessualmente espliciti, e quindi a carattere pedopornografico. Come spesso accade in queste vicende, le veniva raccomandato di non raccontare nulla di quelle chat ai suoi genitori.
Le conversazioni si sono man mano fatte sempre più hot ed esplicite, fino a che la 13enne è stata indotta a compiere rapporti sessuali in video-chat, anche di notte. Uno degli imputati si sarebbe spinto perfino a chiedere il coinvolgimento dei fratelli più piccoli della ragazzina.
Ai suoi tentativi di opporsi alle richieste che le venivano fatte, la risposta era quella della minaccia e del ricatto, ovvero di far vedere ai suoi amici e parenti le foto e i video che aveva fatto, o perfino di raggiungerla sotto casa. La sostituta procuratrice Vittoria Bonfanti aveva chiesto pene più severe di quelle poi effettivamente arrivate, con condanne a 7, 10 e due a 16 anni di reclusione. I genitori della ragazzina si sono costituiti parte civile per la figlia.
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