La lenta agonia di Telestense: la tv di Ferrara a un passo dal fallimento
Attesa per la decisione sulle istanze di liquidazione giudiziale
Ferrara È appeso a un filo sottile il destino di Telestense, la storica emittente televisiva di Ferrara da molti anni in una crisi che sembra ormai un’agonia senza via d’uscita, con numerosi lavoratori – tecnici, amministrativi e giornalisti – che attendono anche da oltre un anno il pagamento di stipendi e contributi.
Ieri mattina, davanti al giudice Mauro Martinelli, si è tenuta l’udienza prefallimentare avviata con tre separate istanze di liquidazione giudiziale, presentate dai giornalisti e dai dipendenti amministrativi e tecnici. La decisione del collegio potrebbe arrivare nelle prossime ore.
La proprietà, la società Rei, rappresentata dall’ingegner Flavio Bighinati – che aveva acquisito Telestense nel 1986 – e assistita in udienza dall’avvocato Stefano Tonozzi, ha tentato una carta a sorpresa: ha chiesto tempo ai creditori e ha parlato di un possibile accordo con il network Netweek e di un finanziamento bancario da parte di Mediobanca, presentati come strumenti per rilanciare la testata.
Bighinati ha cercato di convincere i lavoratori, ma non sono stati mostrati documenti né prove, né alle parti né al giudice. E i controlli informali effettuati durante la sospensione dell’udienza, concessa per verificare almeno la possibilità di uno slittamento di qualche mese, non hanno confermato l’esistenza di alcun accordo.
Da qui la scelta collegiale dei creditori di andare avanti con le istanze di liquidazione, senza concedere ulteriori termini. Ora l’attesa è tutta per la decisione del tribunale, che sarà presa da un collegio sulla base della relazione predisposta dal giudice Martinelli.
Le istanze sono state presentate dagli avvocati Alessandra Rossi (che assiste quasi tutti i tecnici e gli amministrativi), Enrico Fantini (che tutela un dipendente amministrativo) e Lorenzo Cingolani, legale fiduciario dell’Associazione Stampa Emilia-Romagna, che assiste i giornalisti.
Non tutti i dipendenti che vantano crediti – circa quindici lavoratori – hanno sottoscritto le istanze, ma in caso di dichiarazione di fallimento potranno comunque inserirsi nella procedura. Le richieste di liquidazione riguardano tutte crediti da lavoro: stipendi, contributi e Tfr. I giornalisti attendono oltre un anno di arretrati, mentre per tecnici e amministrativi i mancati pagamenti risalgono a maggio dell’anno scorso.
La crisi ha invece radici più lontane nel tempo, risale almeno al 2018, anno dei primi licenziamenti volontari, ed è peggiorata dopo il Covid-19, con il venir meno dei contributi statali straordinari.
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