La Nuova Ferrara

Ferrara

Il caso

Ferrara, speculazioni sull’accoglienza: un centesimo per gli operatori

Daniele Oppo
Ferrara, speculazioni sull’accoglienza: un centesimo per gli operatori

Esclusi dalla gara per l’offerta “platealmente non credibile”

2 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Il costo della manodopera? Un centesimo di euro. Decisamente troppo poco per essere credibile e per non far sollevare le antenne della Prefettura in merito alla reale congruità dell’offerta proposta, effettuare degli approfondimento e decidere, infine, di escludere la società dalla gara di aggiudicazione.

Il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna ha respinto il ricorso presentato dalla società Il Farro di N, azienda con sede a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, confermando l’esclusione dell’azienda dalla gara da 5 milioni e mezzo di euro, bandita dalla Prefettura per la gestione dei centri collettivi di accoglienza per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, inclusi i servizi di accoglienza, vitto, alloggio e assistenza socio-sanitaria degli ospiti.

La gara, avviata il 31 marzo 2025, prevedeva la stipula di accordi quadro della durata di tre anni per un totale di 200 posti, distribuiti in centri da massimo 50 ospiti. Alla procedura avevano partecipato due operatori: Il Farro, che aveva offerto 56 posti ottenendo il punteggio massimo complessivo (100 punti), e Vivere per gli Altri, società benefit che aveva presentato un’offerta per 154 posti totalizzando 41,84 punti. Nonostante la migliore valutazione, l’offerta de Il Farro era stata sottoposta a verifica di congruità e successivamente esclusa per anomalia.

La società contestava la decisione sostenendo che la Prefettura non avrebbe potuto avviare la verifica, perché il costo della manodopera da essa dichiarato coincideva con quello minimo stimato dal bando di gara. Il Tar ha però ritenuto infondata la tesi: nella documentazione di gara, Il Farro aveva inizialmente indicato un costo della manodopera pari a 0,01 euro, dato giudicato «platealmente non credibile» e sufficiente ad attivare l’obbligo di verifica da parte della Prefettura.

La società aveva poi rimodulato i propri valori, dichiarando un costo conforme a quello minimo previsto, ma senza chiarire come tale stima potesse conciliarsi con l’aumento di personale e ore proposte nell’offerta tecnica (addirittura raddoppiate), incremento che aveva permesso all’azienda di ottenere il punteggio massimo in alcuni sub-criteri. Secondo il Tar, la documentazione fornita in sede di giustificativi era «caotica, disordinata e contraddittoria», e non consentiva di ricostruire in modo credibile la sostenibilità economica dell’offerta.

L’analisi effettuata dalla Prefettura in via sussidiaria aveva mostrato come questo tipo di offerta risultasse in perdita e non garantisse un utile neppure minimo all’appaltatore. Una valutazione – peraltro espressione di discrezionalità amministrativa – che il Tar ha definito corretta e non viziata da irragionevolezza. Il Farro di N è stata condannata al pagamento di 6mila euro di spese processuali in favore del Ministero dell’Interno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA