Gasdotti da Ferrara al mare: c’è il nullaosta ai progetti sostenuti da Eni e Snam
Vantaggi e timori sull’imponente impianto di cattura e stoccaggio di CO2
Ferrara Nel mezzo della crisi energetica mondiale, la provincia di Ferrara si trova al centro di un imponente progetto per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, promosso dalla sinergia tra le due grandi aziende fossili italiane a controllo pubblico: Eni e Snam. Si tratta della realizzazione di infrastrutture di stoccaggio della CO2 (Css, carbon capture and storage) in cui l'anidride carbonica emessa viene catturata all'origine, trasportata e immagazzinata nei giacimenti a gas esauriti dell’Adriatico.
Due sono i progetti che renderanno possibile l’opera: Ravenna Css e Css Pianura Padana, che riguarda nello specifico il nostro territorio: circa 75 chilometri di condotti da Ferrara a Voghiera, Portomaggiore e Argenta, fino a Casalborsetti, punto di partenza per le piattaforme off-shore davanti a Ravenna, come quella di Porto Corsini, dove l’anidride carbonica verrà reimmessa nel giacimento ormai esausto.
Pro e contro
Molti i vantaggi prospettati e altrettanti i dubbi sollevato sull’impatto che la posa, l’estrazione e lo stoccaggio potrebbero avere. I benefici riguardano in particolare i processi industriali cosiddetti “hard to abate”, energivori, come ad esempio la produzione di cemento e l’industria chimica e petrolchimica, che avrebbero una valida modalità di decarbonizzazione. Le preoccupazioni sono principalmente relative al rischio geologico e sismico, all’impatto ambientale, agricolo, alla sicurezza per le persone e la biodiversità.
C’è il via libera
A fine gennaio è arrivato il giudizio di compatibilità ambientale dei Ministeri dell’Ambiente e della Cultura per il progetto Css Pianura Padana. Ora la costruzione dei gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti per il trasporto di anidride carbonica attende solo l’Autorizzazione Unica che dia il via libera ai lavori.
Capacità e valore
Per i due colossi dell’energia, Eni e Snam, «sfruttando la grande capacità dei giacimenti a gas esauriti dell’Adriatico, l’hub di Ravenna sarà uno dei siti più grandi al mondo per lo stoccaggio della CO2 ed il principale del Mediterraneo, con una capacità di iniezione di 4 milioni all’anno di anidride carbonica entro il 2030. Dal 2030 in poi la grande capacità dei giacimenti, stimata in oltre 500 milioni di tonnellate totali, permetterà di incrementare la portata a 16 o più milioni di tonnellate all’anno in base alle richieste proveniente dal mercato». E la volontà è quella di estendere gradualmente la rete, coinvolgendo nuovi distretti industriali, collegati da tubazioni interrate o via nave. Il valore dichiarato delle opere di progetto è di circa 365 milioni. Il valore economico dell’opera è superiore a 5 milioni di euro.
Rischi
Diverse sono le criticità prese in esame dalla commissione tecnica che si è occupata di compilare la valutazione di impatto. Le aree interessate dal tracciato ricadono in zone con vincolo idrogeologico, e sono dunque soggette a regolamentazione per la prevenzione dell'erosione e la stabilità del suolo. Il progetto interferisce in modo diretto ed indiretto con diverse aree naturali protette, comprese zone speciali di conservazione e dalle zone di protezione speciale soggette a regolamentazione per la tutela, della biodiversità. Le opere interessano 12 Siti della Rete Natura 2000, di cui 2 in modo diretto. Il piano dei lavori interferisce inoltre con immobili e aree di notevole interesse pubblico. E ultimo, ma non per importanza impatta sul patrimonio agroalimentare lcale, che vanta eccellenza come aglio di “Voghiera” Dop, asparago verde di Altedo Igp, pera dell’Emilia-Romagna Igp, pesca e nettarina di Romagna Igp.
Tutte queste complessità sono state valutate a rischio nullo, basso o medio, e sono state indicate raccomandazioni e azioni di mitigazione laddove necessario. Nonostante il parere positivo all’avvio dei lavori, si stanno sollevando diverse voci contrarie.
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