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Gli architetti di Hpo da Ferrara a Roma per realizzare l’estivo del Maxxi

Stefania Andreotti
Gli architetti di Hpo da Ferrara a Roma per realizzare l’estivo del Maxxi

Il progetto dei giovani architetti con sede in città ha vinto la selezione del museo. L’inaugurazione il 28 maggio a Roma: materiali pronti, a breve l’inizio dei lavori

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Ferrara Il progetto si chiama “Rubato”, ma il riconoscimento è più che meritato. Hpo, il gruppo di undici architetti nato nel 2017 a Ferrara, con sede a Milano e Zurigo, nei giorni scorsi ha ricevuto dal Maxxi, il museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, l’incarico di realizzare l’allestimento temporaneo della piazza dove si svolgeranno gli eventi estivi. Ogni due anni, infatti, il centro culturale della capitale organizza Nxt 2026 a cura di Pippo Ciorra, una selezione di giovani progettisti italiani under 40 chiamati a presentare idee in grado di valorizzazione lo spazio aperto contiguo.

Si arriva a partecipare su segnalazione e nel caso di Hpo il mentore è stato il professor Giovanni Corbellini, docente del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino. Quella a cui i ragazzi hanno poi iniziato a ragionare per ambire al prestigioso incarico è stata un’installazione concepita da un lato come uno spazio di incontro, relax e gioco e dall’altro come sede per l’intenso programma di eventi estivi del museo.

Giulio Marchetti, Giorgio Scanelli, Alessandro Argentesi, Riccardo Simioni, gli architetti di Hpo che hanno partecipato alla sfida, hanno saputo cogliere e interpretare alla perfezione la richiesta del Maxxi di utilizzare materiali di riciclo e riutilizzo, «temi nelle nostre corde, che abbiamo reso architettonici, su cui avevamo già lavorato per il Salone del Mobile di Milano e la Biennale di Venezia», ha raccontato Marchetti.

«Siamo già al lavoro con i partner: l’azienda di smaltimento e recupero inerti Fontana Larga, lo studio di ingegneria e costruzioni Rimond, e il Programma Architettura Circolare del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. Con loro stiamo recuperando quanto ci servirà per allestire la costruzione, materiali “rubati” appunto, reperiti a costo zero dopo cantieri e concerti, che al termine potranno tornare in circolo. Si tratta di travi americane, elementi di ponteggi da cantiere con tubi innocenti, blocchi prefabbricati realizzati con traversine di binari, che useremo per creare strutture e coperture per un’area di 36 per 12 metri quadri, alta sei metri». Sotto ci saranno un palco e una platea dove si alterneranno eventi musicali, conferenze e incontri.

«L’idea iniziale sta reagendo alle contingenze. In base ai materiali reperiti, stiamo rivedendo il progetto. Se prima erano previsti teli disposti lungo il perimetro, ora, avendo trovato elementi di dimensioni più ridotte provenienti da tendaggi ombreggianti dismessi, più efficaci nel proteggere dal sole e dal caldo, puntiamo a garantire una maggiore ombreggiatura. Li sostituiremo, cambiando anche la conformazione complessiva».

Il fatto che la forma del padiglione sia disarticolata e irregolare sta guidando la progettazione, che è in continuo adattamento e si apre a contaminazioni come quella musicale con la compositrice di musica elettronica Agnese Menguzzato. «Lei si occuperà di proporre il racconto sonoro di tutti i materiali, attraverso campionature fatte nei luoghi da cui provengono. Queste tracce saranno udibili avvicinandosi al padiglione e attraversandolo. Grazie a lei abbiamo scoperto che il termine “rubato” nel lessico musicale è una notazione sugli spartiti per dare all’interprete una maggiore libertà espressiva per un determinato periodo di tempo. Questo uscire dal ritmo è proprio quello che faremo nel padiglione».

I lavori di posa cominceranno a inizio maggio, per concludersi entro il 28 maggio quando ci sarà l’inaugurazione. «Avremo pochissimo tempo, ma i pezzi ci sono tutti, si tratta di unirli. Siamo contenti di poter iniziare a sperimentare», ha concluso Marchetti.

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