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Dopo il voto

Referendum sulla giustizia, i giovani spingono anche a Ferrara

Francesco Gazzuola
Referendum sulla giustizia, i giovani spingono anche a Ferrara

Affluenza e vittoria del No: la Gen Z traina il capoluogo sulla scia del trend nazionale. La testimonianza: «Io rappresentante di lista per votare, ma non c’è spazio per tutti»

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Ferrara In alcune piazze italiane si è assistito ai festeggiamenti per la vittoria del No al referendum sulla giustizia. I volti erano soprattutto giovani, con tanti studenti che si sono riversati in strada. A Ferrara le facce avevano qualche ruga in più, ma non toglie che anche nel capoluogo estense ci sia stata una spinta significativa da parte della generazione Z. A livello nazionale, i ragazzi e le ragazze dai 18 ai 34 anni hanno trainato il No con il 61,1% dei voti (secondo la stima Opinio per Rai), ma al di là della preferenza lascia il segno il dato sulla partecipazione: tra i 18 i 28 anni l’affluenza è del 67%. Alla faccia dei vecchi moralisti e delle litanie da bar per cui "i giovani non sono interessati alla cosa pubblica". E guardando alla provincia di Ferrara, non è un caso notare che il picco di affluenza si registri dove le nuove generazioni tendono a spostarsi, vale a dire nel capoluogo. A Ferrara città ha votato il 68,57% degli aventi diritto e, allo stesso tempo, il No ha primeggiato. Sulla scia del trend nazionale, anche qui i giovani hanno rappresentato un fattore.

«Tra di loro c’è stata una tendenza a mettersi in gioco: ci hanno cercato, chiesto informazioni per far sì che la volontà si traducesse in effetto concreto». Sergio Golinelli, coordinatore di Sinistra Italiana a Ferrara, si riferisce ai fuorisede che hanno votato come rappresentanti di lista, che spesso sono universitari, neolaureati o lavoratori alla prima esperienza. Quasi fosse diventato un caso, ma allo stesso tempo una testimonianza. «Di fronte ad un mondo che non promette nulla di buono, tra guerre, crisi e salari bassi - prova a dare un’interpretazione Golinelli -, chi si affaccia al futuro ha voluto trovare nei principi definiti dalla Costituzione un punto fermo che dà speranza, una risposta». In una città universitaria come Ferrara si fa presto a pensare all’influenza dei quasi 30mila studenti sul voto. Alcuni sono ferraresi, altri arrivano dalle province limitrofe, molti da ben più lontano. E peccato che diversi siano rimasti a guardare. Perché per quanto le sedi universitarie potessero rimanere chiuse in modo da favorire le operazioni referendarie, «tanti hanno dovuto rinunciare a tornare a casa perché costretti ad una scelta tra il weekend del voto e Pasqua».

Giusto per ricordare le difficoltà, legate ai costi dei trasporti, che affliggono i fuorisede ad ogni festività. Francesca è a Ferrara da sei anni. All’inizio per studiare e arriva dalla Basilicata: «Quando ho saputo che il voto fuorisede non sarebbe stato approvato, mi sono informata perché, in quanto diritto e dovere, ho sentito come una privazione non poterlo esercitare». A quel punto, partiti, sindacati e comitati si sono attivati per favorire la partecipazione e qualche centinaio di fuorisede è diventato rappresentante di lista: «Una via sconosciuta e poco utilizzata, ma che esiste. Solo che non c’è spazio per tutti. Ho visto tanta gente che si è mobilitata, ma altrettanta amareggiata dal fatto di non poter votare».