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Caso Grattacielo

Ferrara, gli sfollati non trovano casa: «Nessuno vuole affittargliele»

Stefania Andreotti
Ferrara, gli sfollati non trovano casa: «Nessuno vuole affittargliele»

L’appello di Caritas per aiutare gli abitanti del grattacielo

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Ferrara I monaci cistercensi che entravano nell’abbazia di San Bartolo ad Aguscello dovevano rinunciare a possedere ogni cosa. Lo stesso destino è toccato, molti secoli dopo, agli sfollati del grattacielo, ma la loro non è stata una scelta. Costretti a lasciare le proprie abitazioni a seguito dell’ordinanza comunale, in molti hanno avuto a malapena il tempo di radunare i beni principali, abbandonando gli altri negli appartamenti ora non più accessibili. Una cinquantina di loro, tutti stranieri senza nessuno che potesse ospitarli, sono rimasti senza un tetto e nell’impossibilità di trovare case, appartamenti o stanze da poter affittare. A loro è andata in soccorso la Caritas diocesana di Ferrara e Comacchio che, grazie ad un accordo con l’Ausl territoriale, ha avuto in concessione la struttura che in origine fu un monastero, poi un centro di salute mentale.

«La convenzione risale alla metà di febbraio – ricostruisce Paolo Falaguasta, direttore di Caritas – e fin dall’inizio abbiamo scelto di non ospitare qui persone con fragilità, di cui per legge si deve far carico il Comune, ma nuclei famigliari o persone singole, prevalentemente uomini, residenti al Grattacielo, ma al di fuori della possibilità di ricevere aiuto, perché non hanno criticità. Sono persone che lavorano, studiano, sono integrate, ma nonostante la disponibilità a sacrificarsi per pagare un ulteriore affitto oltre a quello dell’appartamento inagibile in una delle torri, non trovano nessuno che glielo conceda. Per questo vogliamo lanciare un appello a chi ha case sfitte, residenze libere, ambienti vuoti: queste persone non chiedono di entrare gratis, possono garantire un canone, aiutiamoli a continuare ad essere autonomi e indipendenti, per non gravare sulla comunità, come loro per primi vorrebbero. Tra pochi mesi saranno di nuovo per strada, chiediamo alle persone di questa città di andare loro incontro, non discriminateli». La concessione della struttura da parte di Ausl scade infatti il 30 giugno, e, salvo ulteriori proroghe, gli accolti dovranno andarsene tutti.

A San Bartolo ci sono saloni e corridoi molto ampi, funzionali come ambienti comuni, ma costosi da riscaldare, e piccole stanze con il mobilio che era stato dell’ospedale, integrato da Caritas. Ci sono poi bagni comuni e stanze adibite a lavanderia. Ognuno contribuisce a mantenere puliti e in ordine gli spazi condivisi e cerca di ricreare un ambiente domestico nelle camere assegnate. L’organizzazione si sostiene grazie a sei operatori di Caritas e a un centinaio di volontari. «Questa è comunque una soluzione provvisoria, non ci sono spazi per cucinare, quindi forniamo la colazione e ogni sera prepariamo la cena alla Caritas, poi la portiamo qui, con l’aiuto di scout, cooperativa Il Germoglio, e volontari coordinati dal Csv, che ci teniamo a ringraziare per aver messo a disposizione il proprio tempo, assieme a chi ha donato denaro e materiali. Si può continuare a farlo, attraverso il sito caritasfe.it». Prossimamente anche la cooperativa Serena contribuirà alla preparazione della mensa serale, e Coop Alleanza 3.0 si è resa disponile a dare sostegno. Una grande mobilitazione che ha mostrato il senso civico di decine di ferraresi, capaci di garantire cibo caldo sette giorni su sette, circa 1.400 pasti al mese.

«Con le scorte di viveri che abbiamo, riusciamo ad andare avanti al massimo ancora dieci giorni, abbiamo quindi sempre bisogno di rimpinguare le riserve. Ma quello che ci tengo a ribadire – ha sottolineato Falaguasta – è che ci rendiamo disponibili a fare da mediatori e garanti con i privati per trovare case da affittare, a pagamento, per le persone che sono qui. Cerchiamo con urgenza alloggio per famiglie e ragazzi che hanno contratti di lavoro, non cercano l’elemosina. Non li stiamo servendo, come alcuni sostengono in modo denigratorio, ma stiamo gestendo un’emergenza, rispettando il loro diritto fondamentale alla casa». 

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