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Astrid, una desaparecida cerca i parenti portuensi

Davide Bonesi
Astrid, una desaparecida cerca i parenti portuensi

Intende ricostruire il suo Dna. I nonni erano Marzola e Masini

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Portomaggiore Una domenica come un’altra in una piazza portuense quasi deserta, ma non per lei. Lei è Astrid, è argentina ed è la prima volta che lascia la terra natìa. Lo ha fatto per trovare le proprie origini, di parte paterna a Milano di parte materna a Portomaggiore. Astrid è uno delle migliaia di bambini e bambine desaparecidos, nate poco prima o durante la detenzione delle madri nei sotterranei dei centri di prigionia clandestini, dove venivano sottratte per essere date in adozione. Questo mese ricorrono i 50 anni dell’inizio della dittatura di Jorge Rafael Videla, che portò alla sottrazione di migliaia di bambini, molti dei quali figli di italiani emigrati in Argentina in cerca di fortuna. Una tragedia che ha portato a identificare questi bambini nei desaparecidos che solo a distanza di anni scoprirono la verità, mentre la dittatura cessò alla fine del 1983.

La mamma di Astrid è Gabriela (Gabriella alla nascita) Maria Mazzola Carabelli (più probabilmente Marzola) nata a Milano il 18 luglio 1940. Emigrò in Argentina con i genitori nel 1947. Frequentò i primi studi a Buenos Aires, si trasferì con i genitori a Córdoba nel ’59 per studiare Fisica all’Universidad Nacional de Córdoba. Completò gli studi nel 1964 con 110/110 e lode e cominciò a lavorare come docente nella stessa università. Qualche anno più tardi conseguì il dottorato in fisica all’Università di Uppsala in Svezia. Militava nel Partito rivoluzionario dei lavoratori (Prt) – Partito Guevarista ed era rappresentante di facoltà nella Federazione dei docenti universitari di Córdoba (Adiuc). Conobbe Omar Nelson Patiño, con cui ebbe una figlia, Astrid, il 12 aprile 1973. E proprio insieme alla figlia fu sequestrata all’alba del 3 aprile ’76 e portate al Centro clandestino di detenzione “La Perla”.

Astrid (nome omaggio agli anni svedesi) poté conoscere la sua identità grazie alla lotta delle Nonne di Plaza de Mayo nel 1984. I responsabili del sequestro e dell’uccisione della madre furono processati e condannati il 25 agosto 2016 nella sentenza del megaprocesso “La Perla-La Ribera-D2”.

Astrid oggi si chiama Patiño Carabelli, è nata nella città di Córdoba e risiede ancora nella città natale. Come detto, solo in seguito al processo per la scomparsa dei genitori ha potuto recuperare foto, racconti e ricordi di vittime che avevano conosciuto i suoi genitori e che l’hanno aiutata nel suo processo di recupero dell’identità. È laureata in Scienze dell’educazione all’Università di Córdoba e ha lavorato per vent’anni come insegnante in scuole pubbliche della periferia della città. Nell’agosto del 2022 ha potuto recuperare la sua vera identità a seguito di un processo durato sei anni nei tribunali federali. Attualmente lavora come formatrice all’assessorato per i Diritti umani e la Diversità della Provincia di Córdoba, in progetti su memoria, verità e giustizia.

E Portomaggiore? La mamma Gabriella era figlia di Emilio Carabelli e Martina Marzola, nata a Portomaggiore da Torquato e Maria Masini, portuensi. Quando Gabriela e Astrid furono messe a “La Perla” la mamma riesce a farla portare a casa di un compagno di partito, già ucciso, lasciando un biglietto con scritto “Passerò a riprenderla”, ma lei morirà dopo quattro mesi. La donna che prese Astrid credette fosse la figlia del figlio morto e così la crebbe insieme agli altri figli col nome di Adriana e data di nascita in novembre. Il papà, fuggito a Buenos Aires, protestò per quello che avevano fatto a moglie e figlia, ma venne portato a sua volta a “La Perla”, dove morì nel 1977.

Astrid è in Italia con Jorge Ithurburu, presidente dell’associazione 24 Marzo onlus. È lui a raccontarci cosa ha atto Astrid a scoprire la vera identità: «Al processo per l’omicidio della mamma 40 anni dopo per la prima volta vede la faccia della mamma da un testimone. Astrid raccontò che sua figlia aveva i capelli neri e gli occhi azzurri, ma in famiglia erano tutti castani. Pensava non fosse sua figlia, chiese anche all’ospedale, ma era l’unica bambina nata in quei giorni. Quando ha visto la foto della vera madre e del vero padre ha capito tutto e così i genitori adottivi hanno raccontato tutta la verità. Le hanno anche proposto di denunciare i genitori, ma lei ha detto che avrebbe dovuto denunciare anche parroco e giudice che avevano falsificato i documenti. Così ha cambiato nome e si è ripresa la data di nascita».

Come detto, Astrid è venuta in Italia per un lungo tour di iniziative nel 50esimo anniversario della dittatura. Tante tappe che non comprendevano Ferrara, invece a Milano ha scoperto che i Marzola o Mazzola sono portuensi e così vorrebbe ricostruire il proprio Dna. Partecipando a un convegno all’Istituto di Medicina legale a Milano è stata sottoposta a tampone salivare, ora congelato e messo all’Istituto di Medicina legale a Milano. Da parte del padre non ha più parenti, così li cerca dalla parte della madre. Lei e il presidente Ithurburu sono arrivati sabato a Pontelagoscuro, ospitati da Horacio Czertok al teatro Nucleo. Ci hanno raccontato la loro storia sull’argine del Po, passeggiando, prima di partire direzione Portomaggiore. Per ora solo qualche foto, ma sono in contatto con il sindaco e la vicesindaca portuensi, Dario Bernardi e Francesca Molesini, per accedere all’Anagrafe e trovare dei parenti così da poter completare il patrimonio genetico di Astrid, ora all’80%. Chi potesse avere informazioni può scrivere a identitad@24marzo.it o contattare il 339.2875195.