Caso Pma Lagosanto, si dimette la ginecologa: aveva segnalato le anomalie
La dottoressa era sotto procedimento disciplinare da parte dell’Asl. Nel frattempo prosegue la difficile indagine penale a carico degli otto indagati
Lagosanto Non lavorerà più per l’Asl di Ferrara la ginecologa che aveva segnalato alcune anomalie nel trattamento delle pazienti del centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta e che aveva dato l’impulso iniziale all’indagine della Procura, tuttora in corso.
La dottoressa ha infatti presentato le proprie dimissioni, accolte dall’azienda sanitaria in maniera immediata, con rinuncia al periodo di preavviso. Sulla questione c’è massima riservatezza, ma è probabile che si sia trattato di un accordo tra le parti per chiudere in via bonaria un rapporto di lavoro evidentemente non privo di attriti che ha reso la situazione inconciliabile altrimenti.
L’accettazione delle dimissioni da parte dell’Asl è contenuta nella determinazione n. 416 del 27 marzo. Le dimissioni sono relative al giorno precedente.
Dopo l’avvio dell’indagine da parte della Procura, l’Asl aveva messo la dottoressa sotto procedimento disciplinare, accusandola di aver effettuato accessi non autorizzati al Fertilab — il software per la gestione dei dati del percorso di procreazione medicalmente assistita —, di aver manipolato le schede delle pazienti con aggiunte e annotazioni ritenute non corrette e, secondo l’azienda, anche finalizzate a screditare la stessa Asl. Accuse piuttosto gravi, alle quali la ginecologa aveva risposto con una memoria dell’avvocato Massimiliano Mazzanti, nella quale replicava punto per punto e ribadiva di aver agito in adempimento dei propri doveri professionali ed etici.
È opportuno precisare che la ginecologa non risulta tra gli indagati nell’inchiesta penale.
Procede intanto l’indagine coordinata dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, che avrà probabilmente tempi non brevi, soprattutto per la complessità della consulenza medico-legale affidata agli esperti Roberto Testi e Paola Viganò, chiamati a verificare la correttezza dei trattamenti.
L’indagine riguarda in particolare l’omissione dei controlli sugli ovuli fecondati nelle giornate di venerdì e nei prefestivi (in particolare quello del primo giorno, necessario per rilevare eventuali anomalie), possibili falsificazioni delle cartelle cliniche, la falsa attestazione dell’avvenuto impianto di un embrione e l’aver fatto abortire una paziente a sua insaputa, dopo che le sarebbe stato impiantato per errore l’embrione di un’altra coppia.
Le persone indagate a vario titolo sono otto: il direttore del centro, gli ultimi due responsabili del laboratorio, la manager della qualità ed embriologa e quattro biologi.
Le persone offese individuate dagli inquirenti sono invece 23, tra donne singole e coppie.
L’attività del centro è sospesa in via precauzionale dal 10 novembre scorso, giorno in cui è stata resa nota l’indagine.
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