Minori non accompagnati: a Ferrara sono 84 gli stranieri
Sul territorio è l’Asp che gestisce la rete di accoglienza
Ferrara I fenomeni migratori hanno assunto ormai un carattere strutturale negli ultimi anni. In questo quadro generale i minori stranieri non accompagnati, 17.011 presenti in Italia al 31 dicembre 2025 secondo i dati ministeriali, godono di tutele particolari come l’esenzione dalle procedure di frontiera ed il trattenimento nei famigerati Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri).
Come spiega il report della Fondazione Openpolis, le nazionalità più rappresentate sono l’Egitto (30,3%), l’Ucraina (17,4%) ed il Bangladesh (10%). La maggior parte di questi minori non accompagnati rientra nella fascia d’età che va dai 16 ai 17 anni con una sostanziale parità tra maschi e femmine.
In Italia la rete del soccorso è strutturata su due livelli. Vi è una prima accoglienza nel quale si procede ad identificare il minore ed a fornire una prima assistenza tramite strutture specializzate oppure in centri temporanei che vengono attivati dalla Prefettura. Questo aiuto è garantito dal Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) gestito dal Ministero dell’Interno con stanziamenti che superano i 75 milioni di euro.
La permanenza nelle strutture Fami è progettata per essere breve, con un limite massimo di 30 giorni. Trascorso questo periodo, il minore dovrebbe essere trasferito nel sistema di seconda accoglienza la quale si concretizza nel Sai, ovvero il Sistema di accoglienza e integrazione.
La rete Sai mette a disposizione 41.475 posti distribuiti tra le varie regioni dei quali 6.655 sono pensati per i minori non accompagnati. Per ragioni inevitabilmente geografiche legate ai primi arrivi dei migranti, i tre territori con più strutture e posti disponibili sono la Sicilia (7.025), la Campania (4.693) e la Puglia (3.958). Al quarto posto però c’è l’Emilia-Romagna che si conferma regione di accoglienza con 3.752 posti nel 2025. Di questi 587 sono riservati sempre ai minori anche se le necessità sembrano richiedere un potenziamento del sistema. Infatti i soggetti che non hanno ancora raggiunto la maggiore età e che sempre secondo i dati ministeriali risultano accolti in regione sono 1.156.
Di questi 84 risultano essere ospitati nella provincia di Ferrara, un numero in linea con gli altri capoluoghi, i quali oscillano dalle 73 unità di Piacenza alle 380 di Bologna.
Nel Ferrarese il punto di riferimento per segnalazioni ed attivazioni di percorsi per minori non accompagnati e l’Asp Centro Servizi alla Persona. Vi sono poi strutture adibite all’accoglienza residenziale gestite da enti del terzo settore come la Città del Ragazzo, che a sua volta custodisce la Comunità “Fr. Ponteggia”. Qui possono alloggiare fino a 16 minori non accompagnati dai 16 ai 18 anni per i quali è prevista una presenza educativa 24 ore su 24 ed un progetto tarato su ogni individuo residente.
Anche la Cooperativa sociale Cidas gestisce progetti di accoglienza e integrazione, mentre nel 2021 a Corporeno di Cento Open Group gestisce “Il giardino dei giganti”, con le medesima finalità.
Per creare una rete ancora più solida e capillare, che possa accogliere ed integrare i minori stranieri non accompagnati, l’Asp di Ferrara ha aderito nelle scorse settimane al progetto FamiF@ster 2.0 finanziato con fondi ministeriali e per il quale l’Asp di Bologna è referente e capofila. L’ente dei servizi alla persona si è poi a sua volta affidata all’associazione ferrarese “Dammi la mano”, punto di riferimento territoriali per le famiglie affidatarie.
Il progetto si divide sostanzialmente in due aree: affiancamento culturale ed accoglienza. Il primo è una forma di prossimità innovativa che mette in relazione associazioni e giovani di recente migrazioni tramite incontri ed attività, facilitate da un tutor associativo appositamente formato per realizzare un vero e proprio “patto di affiancamento”.
L’accoglienza si sviluppa invece a sua volta in tre possibili modalità: la vicinanza solidale che porta le persone a dedicare il tempo libero affiancando i giovani che vivono nelle comunità, l’accoglienza in famiglia tramite affiancamento di specialisti che possa portare il rifugiato a costruirsi un percorso di autonomia e infine l’affido familiare vero e proprio pensata per i ragazzi più giovani in cerca di un ambiente fatto di stabilità e calore.
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