Caso Galan, chiesti dieci mesi di reclusione per l’ex comandante dei vigili del fuoco di Ferrara
A giugno la decisione del Tribunale, imputato De Vincentis. Il pompiere morì dopo 15 anni di coma a seguito di un incidente sul lavoro
Ferrara Dieci mesi di reclusione. È la pena richiesta dalla sostituta procuratrice Ombretta Volta per Michele De Vincentis, ex comandante dei Vigili del fuoco di Ferrara, imputato per la morte del pompiere Marco Galan, deceduto dopo quindici anni di coma in seguito alle gravissime lesioni riportate il 26 luglio 2006 durante un’esercitazione.
De Vincentis era già stato condannato con sentenza definitiva a due mesi per lesioni e violazioni delle norme antinfortunistiche. Il procedimento attuale è una nuova versione di quel processo, con un'imputazione diversa e un percorso probatorio inedito: allora la condanna arrivò al termine di un giudizio abbreviato, senza dibattimento e senza l’ascolto dei testimoni. Un elemento che, come ha sottolineato il difensore Cosimo Zaccaria nella sua arringa, distinguerebbe radicalmente i due procedimenti e permetterebbe di escludere la responsabilità penale dell’allora comandante nell’infortunio e nella successiva morte di Galan.
Per l’accusa, ieri come oggi, De Vincentis non predispose misure di sicurezza idonee a prevenire l’incidente, in particolare per quanto riguarda la cartellonistica. L’infortunio avvenne nell’area di ingresso e uscita dei mezzi, frequentata anche da veicoli esterni al Corpo dei vigili del fuoco. Quel giorno Galan si trovava tra due mezzi di soccorso per controllare un cavo d’acciaio (un verricello) teso tra di loro. Durante una manovra di ingresso nel piazzale, un corriere con un furgone agganciò accidentalmente il cavo, provocando lo spostamento dei due mezzi e schiacciando il pompiere.
La difesa contesta vari punti della ricostruzione accusatoria. In primo luogo, sostiene che l’area individuata non fosse quella destinata all’esercitazione: secondo le testimonianze raccolte in dibattimento, l’attività si sarebbe dovuta svolgere dal lato opposto della caserma, in una zona priva di traffico. Zaccaria ha inoltre rilevato che il comandante non disponeva né di autonomia di spesa – tant’è che aveva chiesto senza successo fondi al ministero – né di potere dispositivo sul personale, elementi che definiscono la figura del datore di lavoro, qualifica che, secondo la difesa, non sarebbe attribuibile a De Vincentis.
Un’ulteriore linea difensiva riguarda la condotta dello stesso Galan: «La scelta di quel luogo per l’esercitazione fu abnorme, in senso giuridico», ha sostenuto l’avvocato. «De Vincentis – ha detto il legale – deve essere assolto e liberato da una gogna quasi kafkiana».
La decisione del giudice Giovanni Solinas è attesa il 10 giugno.
Ieri martedì 31 marzo, come anche nelle altre udienze, era presente l’avvocato Alessandro Misiani, che ha assistito la famiglia durante il difficile percorso processuale, anche dopo la decisione di non costituirsi parte civile.
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