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L’indagine

Morti in corsia ad Argenta: infermiere a casa, ma rischia il ritorno in carcere

Daniele Oppo
Morti in corsia ad Argenta: infermiere a casa, ma rischia il ritorno in carcere

Il gip aveva accolto l’istanza della difesa, il riesame dà ragione al pm

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Argenta Sono ancora aperti i termini per il ricorso in Cassazione, dopo che il Tribunale della libertà ha accolto l’appello della Procura e ha nuovamente disposto la custodia cautelare in carcere. In attesa della decisione definitiva, Matteo Nocera — l’infermiere indagato per l’omicidio volontario di una paziente dell’ospedale di Argenta — resta però ai domiciliari, misura stabilita dal gip circa un mese fa.

L’appello è stato discusso lo scorso 10 marzo e i giudici hanno ribaltato la decisione del gip ferrarese, che aveva accolto l’istanza della difesa di Nocera, rappresentata dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, dopo l’interrogatorio dell’indagato. La sostituta procuratrice Barbara Cavallo aveva impugnato la decisione, ottenendo ragione dal Tribunale della libertà.

Per quanto riguarda le altre misure cautelari, è stata impugnata anche la mancata concessione della misura relativa alle contestazioni sui maltrattamenti ai danni dei pazienti e sul falso. Su questo punto si attende una nuova decisione del Riesame — che in precedenza aveva accolto l’impugnazione del pm — dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio l’ordinanza che disponeva il carcere.

Il tutto mentre si attende la richiesta di rinvio a giudizio per Nocera, ormai vicina dopo la chiusura delle indagini preliminari.

L’uomo è accusato dell’omicidio volontario di Antonio Rivola, anziano morto il 5 settembre 2024 e che, secondo l’accusa, sarebbe stato ucciso tramite la somministrazione del farmaco Esmeron. All’infermiere viene contestata anche una lunga serie di maltrattamenti nei confronti dei pazienti ricoverati in Lungodegenza: somministrazioni non autorizzate di farmaci pericolosi come Midazolam, Haldol (alla base anche delle accuse di falso, che coinvolgono pure una dottoressa) o Naloxone; oltre ad aver sottoposto alcuni pazienti a pratiche invasive, umilianti e non necessarie.

Sotto esame è infine anche il suo titolo professionale, che secondo gli inquirenti sarebbe falso: Nocera avrebbe presentato un diploma ottenuto in Romania che, in realtà, non avrebbe mai conseguito, ottenendone il riconoscimento dal ministero della Salute e utilizzandolo per l’assunzione nell’Asl ferrarese.

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