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Lido Estensi, negozi in vendita e serrande basse: «La crisi si sente»

Matteo Ferrati
Lido Estensi, negozi in vendita e serrande basse: «La crisi si sente»

Questa è la fotografia, tra affitti alti e mercato globale che cambia. Le voci: «Anni fa nella galleria California si faticava a passare, ora qui vedi solo i gestori»

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Lido Estensi Anni fa, durante le serate estive, e non solo, viale Carducci era sempre pieno di persone. Passeggiare per il cuore pulsante dei sette Lidi comacchiesi era garanzia di allegria, tra gli artisti di strada, i bimbi che giocavano tra gli obelischi del viale, le corse sui risciò e i tanti turisti.

Negli ultimi anni quel mondo sta diventando sempre più raro da vedere, se non in un paio di weekend d’alta stagione, tra luglio e agosto. Per tutto il resto dell’anno, è quasi un deserto. E per tanti commercianti è sempre più difficile riuscire a sopravvivere, visto anche il modo in cui cambiano le abitudini delle persone a livello globale: si compra ormai tutto online e le grandi catene hanno sovrastato le piccole attività. Se a tutto ciò si aggiungono dei costi d’affitto spesso insostenibili, l’equazione è semplice: si è costretti a chiudere.

Siamo ormai vicini alla Pasqua, momento che tradizionalmente dà il via alla stagione. Ma, facendo un giro per il viale, mette sconforto vedere tutte quelle saracinesche tirate definitivamente giù. Dispiace guardare le vetrine di quei locali completamente vuoti che aspettano qualcuno che sia disposto (coraggiosamente) ad aprire una nuova attività ed è triste trovare la scritta “vendesi” o “affittasi” sulle porte dei negozi aperti chissà per quanto ancora.

Ferramenta Garden

«Io sono costretto a chiudere a ottobre – dice Gianni Angusti, gestore della ferramenta Garden di Saletti Graziella –. Mia mamma è andata in pensione da 5 anni e io sono da solo; non trovo nessuno che mi possa aiutare nella stagione. E poi la crisi si sente: qui tanti sono in difficoltà da un bel po’. Dal Covid in poi sono tutti scesi in picchiata; in realtà, è da vent’anni che si sta calando. Inoltre, qui ci sono degli affitti da paura. Molti spendono duemila euro al mese e c’è addirittura chi, sul viale, ne spende 5-6mila. Come fai a starci dentro?».

E, prosegue: «Si lavora due mesi all’anno, negli altri dieci siamo praticamente fermi. Poi ci sono i negozi dei cinesi che vendono di tutto a prezzi bassissimi; come fai a competere con loro? L’unica persona che si è interessata ad acquistare il mio negozio è un ragazzo del Bangladesh: ha un bazar al Lido di Pomposa e vorrebbe aprire anche qui. Anni fa nella galleria California si faceva fatica a passare; ora in estate gli unici che vedi qui dentro sono i gestori dei negozi che escono per parlare tra loro».

Chi sembra accusare meno queste difficoltà sono i ristoratori. «Anche loro sono calati – conclude Angusti –; però si salvano, perché comunque la gente a mangiare ci va. A me piange il cuore a chiudere, ma non saprei come continuare».

Tabaccheria Ambra

Anche la tabaccheria Ambra di via Dante Alighieri è in vendita, ma semplicemente perché i titolari sono vicini alla pensione. «Noi siamo in vendita per motivi familiari – afferma Annarita –. Le motivazioni per le quali tanti negozi hanno preso la decisione di mettere in vendita si possono individuare principalmente nella situazione in cui si trova il commercio globale: le vendite online crescono sempre di più. Sicuramente incide anche il caro affitto. Ma questa crisi non è solo locale: anche a Milano Marittima, i cui negozi offrono spesso prodotti di alto livello, è una sofferenza dal punto di vista delle chiusure e delle presenze». Annarita è ora in attesa di qualcuno che sia seriamente interessato ad acquistare la sua tabaccheria.

New Martini

Chi sta cercando di vendere è anche il New Martini, storico ristorante, bar e pasticceria aperto dal 1958. «Noi siamo l’attività più vecchia e tra le colonne fondanti del Lido degli Estensi – dice il proprietario Loris Martini –; vorremmo vendere perché siamo stanchi e in luglio vado in pensione. Ma non è facile, perché quando vengono gli acquirenti (anche interessati), guardano la situazione che c’è intorno e si spostano verso zone un po’ più ricche. È evidente che il turismo sia malato. C’è una concorrenza spietata con la spiaggia, che attira da mattina a sera. Qui in centro girano solo bambini e nonnini: tutti gli altri, dai 25 ai 50 anni, passano in processione per il viale dopo le 23.30 solo per andare a dormire».

Il proprietario prosegue, ricordando che «il boom degli Estensi è stato negli anni ’70-’80, poi abbiamo avuto un momento di crisi brutta. Oggi viene tanto promosso il turismo lento: tutti dicono “che bello”, ma qui da noi ha portato solo dei vecchietti. Qui manca il divertimento. È stato puntato tutto sulle Valli e sul borgo di Comacchio, però quei turisti fanno il giro in bicicletta, guardano i fenicotteri per un paio di ore e poi se ne vanno, perché la maggior parte non pernotta qua. Non è un turismo così fruttuoso per la costa ed è un tipo di viaggiare che non porta guadagno: lato commercianti, non c’è un ritorno».

Martini parla poi dei costi. «Noi siamo un Comune che ha ancora l’Imu al massimo: viale Carducci, quando venne rifatto la prima volta, fu considerato un quartiere di lusso con tasse al massimo. Ma la mancanza principale – ripete – è che la gente non spende. I nostri turisti hanno comprato l’appartamento e ci passano tutta la stagione, spendendo il minimo: mangiano a casa e, nel caso, si vanno a fare la serata in spiaggia. A noi rimangono le briciole. Per non parlare della mancanza di personale, perché anche su quel piano siamo in concorrenza con la spiaggia. Ci sono più di 120 stabilimenti, di cui la maggior parte fa anche ristorazione; si creano quindi dei bisogni di personale e noi finiamo per rimetterci».

E come si dovrebbe intervenire? «Noi avremmo bisogno che l’amministrazione comunale ci prendesse più in considerazione. Non hanno finito il viale, non danno ai turisti posti in cui dormire e mancano i divertimenti».

Molteplici sembrano quindi essere le cause di questa situazione non proprio florida per il commercio in viale Carducci; molte motivazioni quasi inevitabili poiché, appunto, legate ai cambiamenti delle regole del mercato globale. Ma ci sono anche problematiche più locali, come i costi degli affitti ritenuti troppo alti e un tipo di turismo che tende a “non spendere”.

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