L’ostello per i lavoratori in quella struttura nel verde ma mai entrata in funzione
L’idea Nel cuore di Lido Spina un progetto ambizioso
Lido Spina A pochi passi dal mare, circondata dal verde di una pineta, sorge una struttura che da oltre trent’anni non ha mai visto il sole. Nata come ambizioso progetto socio-sanitario, l’imponente struttura avrebbe dovuto diventare un punto di riferimento nazionale per la riabilitazione ortopedica e traumatologica, in particolare per persone con disabilità. Oggi, invece, è una sorta di cattedrale nel deserto, abbandonata a se stessa. La storia ha inizio nei primi anni ’90, quando un imprenditore acquisì l’area con l’intenzione di realizzare una moderna clinica specializzata, capace di coniugare cure all’avanguardia al comparto turistico dei Lidi.
Il progetto prevedeva la realizzazione di una struttura avveniristica con circa 2mila metri quadrati di superficie, distribuiti su più piani, 48 posti letto, una ventina di camere, laboratori, ambulatori e spazi dedicati alla riabilitazione, tra cui piscine e percorsi attrezzati. Il tutto circondato da un ampio parco, progettato secondo standard costruttivi elevati per l’epoca. Tuttavia, una serie di vicissitudini ha impedito che il progetto diventasse realtà. La struttura, benché terminata, non è mai entrata in funzione. A seguito del fallimento della società iniziale, l’immobile fu messo all’asta e successivamente rilevato da un imprenditore locale. Da quel momento iniziò un lungo periodo di stallo, durante il quale l’edificio rimase inutilizzato, pur mantenendo intatto il suo potenziale. Negli anni successivi non sono mancati tentativi di recupero.
Anche l’amministrazione comunale comacchiese, nel 2011, con l’allora sindaco Paolo Carli, mostrò interesse verso una possibile collaborazione con la proprietà, nel tentativo di restituire vita al complesso. Tuttavia, ogni iniziativa si arenò, e la struttura continuò a invecchiare, nascosta tra gli alberi. Il nodo principale è sempre stato rappresentato dalla destinazione d’uso, vincolata a funzioni socio-sanitarie, limitandone le possibilità di riconversione. Nonostante ciò, nel tempo si sono affacciati anche operatori del settore socio-sanitario, senza però riuscire a concretizzare progetti sostenibili, dal punto di vista economico. Una possibile svolta sembra arrivare nel 2017, quando la proprietà, nel frattempo passata ad un gruppo imprenditoriale locale, presenta un progetto di riqualificazione. L’idea è quella di trasformare l’ex clinica in una struttura turistico-ricettiva, con albergo, ristorante e spazi aperti anche al pubblico. Il piano punta a recuperare le stanze già esistenti e a integrare nuovi servizi, valorizzando l’area, senza ulteriore consumo di suolo. Poi però nessuna notizia. Eppure sarebbe il luogo perfetto per ricavare stanze e alloggi per i lavoratori stagionali, il tutto a prezzi calmierati rispondendo esattamente a quello che da tempo si cerca. l
Katia Romagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
