Incidente mortale a San Nicolò: condannato a 4 anni e 3 mesi
Concluso il primo grado del processo per la morte di Marika Cucchiarini. L’incidente si verificò sull’Adriatica nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 2024
San Nicolò È stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione, il ragazzo di 26 anni che nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 2024 provocò l’incidente stradale nel quale perse la vita Marika Cucchiarini, una donna di 45 anni che stava riaccompagnando suo figlio e i suoi amici a casa.
Il giovane è stato giudicato con il rito abbreviato e beneficia per questo dello sconto di un terzo della pena. La sostituta procuratrice Barbara Cavallo aveva chiesto che venisse condannato a una pena più severa, cinque anni e quattro mesi di reclusione. Il giudice dell’udienza preliminare ha riconosciuto le circostanze attenuanti (le generiche e il fatto di aver risarcito il danno) come prevalenti su quelle aggravanti e anche per questo ha stabilito una pena inferiore a quella richiesta dal pm, che aveva chiesto di considerare attenuanti e aggravanti equivalenti. È stata escluso invece il concorso di colpa che la difesa dell’imputato, sostenuta dall’avvocato Pasquale Longobucco, aveva chiesto di riconoscere, soprattutto in merito alle lesioni subite dai ragazzi: quelli seduti nei sedili posteriori non avevano le cinture di sicurezza allacciate nel momento del violentissimo scontro.
Il ragazzo andò a sbattere con la propria Renault Clio contro la Citroen C3 guidata da Cucchiarini, la quale stava riaccompagnando a casa dalla discoteca suo figlio e tre suoi amici. A causa delle gravissime ferite dovute all’impatto tra le due auto, la donna aveva perso la vita, mentre i quattro ragazzi, al tempo diciottenni, erano rimasti feriti.
Il 26enne di San Biagio era accusato di omicidio stradale e di lesioni aggravate. Quella notte si era messo al volante da ubriaco – il tasso alcolemico accertato con due test successivi riporta une media vicina ai 2 grammi di alcol per litro di sangue – e aveva tamponato la C3 condotta da Cucchiarini, in quel momento ferma al semaforo del cantiere presente al tempo in quel tratto di strada statale 16 “Adriatica”.
Il giovane, la cui auto viaggiava a circa 80 km/h, non aveva nemmeno tentato di frenare. Cucchiarini non era morta sul colpo ma il pomeriggio successivo nella Rianimazione dell’ospedale di Bologna, dove era stata portata in condizioni disperate tramite l’eliambulanza.
Nel corso del procedimento l’imputato ha risarcito tutte le persone offese, che hanno via via ritirato la costituzione di parte civile.
Dalla consulenza tecnica cinematica effettuata dall’ingegner Jerry Mancini su incarico della Procura per ricostruire la dinamica dell’incidente era nato il sospetto che a bordo della Clio vi fosse anche un passeggero. Questo in base a quanto udito nella registrazione della chiamata al 118, nella quale gli inquirenti avevano sentito una seconda voce. Le indagini ulteriori ordinate dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, pur avendo individuato un possibile sospettato (l’ipotesi di reato è stata quella di omissione di soccorso per essersi allontanato dopo l’incidente), non avevano però portato ad alcuna conferma per cui si sono concluse con un nulla di fatto. La stessa consulenza aveva invece escluso che il cantiere – molto chiacchierato in quel periodo – avesse avuto un qualche ruolo determinante tra le cause dell’incidente.