Bagni dei Lidi ferraresi all’asta: «Portano via il lavoro di una vita»
La rabbia dei titolari: «Intere famiglie hanno investito sulla spiaggia»
Lido Estensi Fra i timori degli imprenditori balneari e gli ingranaggi della burocrazia le concessioni balneari sono ormai avviate al tanto contestato percorso delle aste ad evidenza pubblica. È partito il conto alla rovescia, dopo la pubblicazione, in Gazzetta Ufficiale dell’11 marzo scorso, con cui il Governo di impegnava ad avviare un percorso che porterà, entro il settembre 2027 - praticamente entro un anno e mezzo -, a rivoluzionare il panorama delle concessioni demaniali assegnate agli stabilimenti balneari dei quattro mari.
Lo schema per consentire ai Comuni di avviare i bandi di gara, tassativamente entro giugno 2027 è già pronto, anche dopo le prese di posizione dell’Unione Europea e dopo le sentenze con cui diversi Tar hanno ribadito l’inapplicabilità delle proroghe automatiche, garantendo la libera concorrenza. Benché ancora non divulgata pubblicamente, la bozza del provvedimento del Governo prevederebbe il riconoscimento dell’esperienza maturata dagli operatori attuali, la valorizzazione della professionalità e alcune tutele per le imprese familiari di modeste dimensioni e per giovani imprenditori. Resta però la grande incognita, che in questi anni ha messo sul piede di guerra operatori del settore ed associazioni di categoria, vale a dire l’assenza di indennizzi per i concessionari uscenti che dovessero perdere la gestione dei loro bagni.
Le gare potrebbero essere avviate in autunno, tra ottobre e novembre, anticipando di 8 mesi il percorso già stabilito, che fissa al settembre 2027 la validità delle attuali concessioni, senza possibilità di ottenere proroghe ulteriori. Tra le voci del territorio emerge quella di Clarissa Bizzi, imprenditrice balneare del Lido degli Estensi e titolare del Bagno Medusa, attività che la sua famiglia gestisce da trent’anni. Il suo è uno sfogo che racconta il lato umano di un processo inarrestabile destinato ad incidere profondamente su storie consolidate che, nei lidi comacchiesi durano anche da più di mezzo secolo.
«Quest’anno festeggiamo trent’anni di gestione – racconta Clarissa Bizzi –, ma questo decreto con la messa all’asta delle concessioni demaniali, rischia di portarci via tutto dal lavoro, ai sacrifici, a tutti i nostri ricordi. Le concessioni non ci sono state regalate, le abbiamo pagate, sudate e costruite giorno dopo giorno. Nessuno ci aveva detto, all’epoca, che sarebbe arrivata questa legge, altrimenti i miei genitori non avrebbero comprato il bagno per i figli. Ora ci tocca regalare tutto in silenzio».
Bizzi sottolinea la complessità del mestiere balneare, dato che «non è un lavoro solo, sono cento lavori insieme. Devi saper fare tutto, muratore, cameriere, bagnino, barista, idraulico, cuoco, e altro, affrontando imprevisti continui, dalle mareggiate ai danni. E per mesi non hai più tempo per te stesso e per la famiglia». Eppure, accanto alla fatica, resta il legame profondo con il proprio stabilimento, perché in fondo, il bagno diventa una seconda famiglia e i clienti amici. Con uno sguardo carico di incertezza sul futuro, ma anche di orgoglio, Clarissa Bizzi ammette che «non so cosa succederà, ma per me il Medusa resterà sempre la mia famiglia».
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