Sempre meno nascite: Ferrara diventa un caso
La popolazione invecchia e le neo mamme sono sempre più “anziane”
Ferrara L’analisi dei dati demografici relativi alla provincia di Ferrara evidenzia con particolare chiarezza le dinamiche nazionale delineato dall’Istat per il 2025: un territorio caratterizzato da bassa natalità, forte invecchiamento e saldo naturale strutturalmente negativo.
Per quanto riguarda le nascite, Ferrara si colloca stabilmente su livelli molto contenuti. Il tasso di natalità, già modesto nei primi anni Duemila, mostra una lieve crescita fino alla fine del decennio, con valori intorno a 7–7,7 nati per mille abitanti tra il 2006 e il 2009. A partire dal 2010 si osserva però un’inversione di tendenza: i valori scendono progressivamente sotto quota 7, poi sotto 6 dopo il 2016, fino ad arrivare a circa 5,1–5,3 per mille negli anni più recenti. In termini assoluti, questo si traduce in poco più di un migliaio di nascite annue, un livello molto basso per garantire il ricambio generazionale.
Il confronto di lungo periodo, dal 2000 al 2025, mette in evidenza tre fasi principali: una prima fase di relativa stabilità fino al 2008, una seconda fase di contrazione tra il 2009 e il 2015 e una terza, dal 2016 in poi, caratterizzata da un calo strutturale e continuo. L’andamento rispecchia il contesto nazionale ma risulta più accentuato a Ferrara, dove la struttura per età è particolarmente sbilanciata.
Un fattore determinante è l’età media delle donne al parto. Anche nella provincia di Ferrara le cosiddette “neo mamme” sono sempre più adulte: l’età media alla nascita del primo figlio si colloca tra 32,5 e 33 anni, un valore superiore alla media di inizio anni Duemila (circa 30–31 anni). Questo progressivo rinvio della maternità riduce il numero complessivo di figli per donna e contribuisce in modo diretto al calo delle nascite.
Il quadro è strettamente legato all’invecchiamento della popolazione. Il Ferrarese presenta un’età media tra le più alte in Italia, pari a circa 49 anni, con valori analoghi in città. Si tratta di un dato in crescita costante: nei primi anni Duemila l’età media era inferiore ai 47 anni, mentre oggi si avvicina ai 50. Oltre un quarto della popolazione ha più di 65 anni, mentre la quota di giovani è sempre più ridotta. Questo squilibrio si riflette anche negli indicatori strutturali: l’indice di vecchiaia supera quota 300 e il rapporto tra popolazione attiva e non attiva è sempre più sbilanciato.
I dati mostrano inoltre una riduzione del carico di figli per donna feconda e un peggioramento dell’indice di ricambio della popolazione attiva, elementi che indicano un sistema demografico in progressiva contrazione.
In questo contesto, il ruolo dell’immigrazione è sempre più centrale. La popolazione straniera rappresenta circa l’11% dei residenti ed è caratterizzata da un’età media molto più bassa, intorno ai 35 anni. Questo contribuisce sia ad attenuare l’invecchiamento sia a sostenere, in parte, la natalità. Il saldo migratorio risulta infatti positivo: negli ultimi dati disponibili si registra un valore intorno a +700/+800 unità annue nel comune di Ferrara, mentre a livello provinciale il contributo migratorio compensa una quota significativa del saldo naturale negativo. Quest’ultimo resta però fortemente deficitario, con un numero di decessi che supera di molto quello delle nascite. Di conseguenza, la crescita o la stabilità della popolazione dipendono sempre più dai flussi in entrata. Senza immigrazione, la provincia sarebbe già in una fase di declino demografico molto più marcato.
Nel complesso, i dati delineano una provincia in piena transizione demografica avanzata. La natalità è troppo bassa per garantire il ricambio generazionale, l’età media continua a crescere e la popolazione tende a ridursi o a stabilizzarsi solo grazie ai movimenti migratori. Ferrara rappresenta quindi un caso emblematico delle trasformazioni demografiche italiane: una società longeva, con poche nascite, madri sempre più tardive e un equilibrio demografico sempre più fragile e dipendente dall’apporto esterno.
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