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Ferrara, studenti come archeologi: nuova luce sulla Delizia di Belfiore

Margherita Goberti
Ferrara, studenti come archeologi: nuova luce sulla Delizia di Belfiore

Illustrati i dettagli operativi della parte conclusiva del progetto triennale

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Ferrara “Che Delizia Belfiore!” è il progetto triennale ideato e diretto dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, realizzato a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese (Gaf) con la partecipazione dei Licei Scientifico e Classico e dei cittadini, con l’obiettivo di conoscere e riqualificare l’antica Delizia estense di Belfiore, un tempo esistente nell'area verde oggi compresa tra Via Santa Maria degli Angeli, Via Giacomo Leopardi e Via Orlando Furioso.

«Un progetto – sottolinea l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli – su cui il sindaco e l’amministrazione tutta hanno deciso di investire sin dalle prime fasi. Il suo valore sta proprio nel modello che propone: unire ricerca scientifica, formazione e partecipazione. È infatti per troppo tempo che la Delizia di Belfiore è stata invisibile, sepolta e dimenticata. La cultura non è qualcosa di astratto ma studio, impegno, voglia concreta di sporcarsi le mani, come hanno fatto gli studenti ed andare così a fondo di un passato che spesso non si conosce ma che poi rivela tanti interessanti dati».

Siamo quindi al quarto anno di questa ricerca che è partita da un grande vuoto: quello relativo al fatto che della Delizia di Belfiore, contrariamente a tutte le altre, non è rimasto nulla di visibile. «Nulla tranne una mappa dell’Aleotti – spiega Chiara Guarnieri, ispettore onorario all’Archeologia – che però ci ha messo subito di fronte ad un dilemma: è il disegno della Delizia oppure un dato di fatto, scoprendo poi che è effettivamente Belfiore. Ora ci aspettiamo di trovare la planimetria procedendo ancora nell’indagine». Dai primi scavi però sono emersi molti oggetti di ceramica, citati addirittura dal cuoco di corte Messiburgo come relativi al periodo e al luogo, insieme ad altri reperti su cui si spera di organizzare una successiva mostra con testo allegato, magari a cura degli stessi studenti.

Risultati complessivamente importanti che portano Carolina Ascari Raccagni, funzionaria archeologa della Sovrintendenza Sabap, prima di tutto a ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al progetto in quanto «filtro dell’archeologia della storia, diventato poi scientifico», ed in particolare gli studenti dei due istituti a cui sarebbe giusto ora coinvolgere anche quelli del Liceo Artistico e di chi segue un indirizzo di studio dedicato al turismo. Infine la proposto di un concorso, sempre rivolto agli studenti per stimolare idee per valorizzare quest’area che potrebbe diventare uno spazio archeologico recintato, testimone del patrimonio del nostro passato.

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