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Scacco all’emergenza casa, ecco 325 alloggi da affittare a Ferrara

Andrea Mainardi
Scacco all’emergenza casa, ecco 325 alloggi da affittare a Ferrara

Presentato il bando “Affitto Zero” che prevede di locare 325 alloggi Ers distribuiti sul territorio provinciale, destinandoli ai cosiddetti “lavoratori poveri”. Chi può partecipare e come

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Ferrara Il Comune prova a dare una risposta alla grande richiesta di abitazioni che “preme” da parte di residenti e studenti. Assieme alla Regione ecco allora il piano “sfitto zero” che lavorerà con i 325 alloggi a canone calmierato disponibili sul territorio provinciale. Di questi, 252 sono presenti nel solo Comune di Ferrara.

Ciò è stato reso possibile grazie ad uno stanziamento regionale di dieci milioni di euro, derivato da un mutuo contratto con la Banca Europea degli Investimenti, che ha permesso anche il recupero di 21 fabbricati. L’obiettivo di questi alloggi Ers (Edilizia Residenziale Sociale) è di allargare il più possibile il numero di alloggi accessibili dai cittadini, i quali possono accedervi pagando un affitto contenuto.

In particolare l’iniziativa si rivolge a quella che viene definita “fascia grigia” ovvero persone che hanno sì un reddito, ma non abbastanza elevato per accedere al libero mercato ma che comunque li taglia fuori dal sistema Erp (Edilizia Residenziale Pubblica). Insomma, i cosiddetti “lavoratori poveri”. Le famiglie interessate a candidarsi hanno tempo fino alle 12 di mercoledì 6 maggio. Successivamente verrà stilata la relativa graduatoria propedeutica alle assegnazioni degli appartamenti.

I requisiti per potervi accedere sono: essere maggiorenni con cittadinanza italiana oppure un’altra purché in regola con le normative sull’immigrazione, avere residenza in regione e svolgere attività lavorativa (o pensione) oppure avere residenza in Italia ma lavorare in Emilia-Romagna. Viene tenuto in considerazione anche l’Isee del nucleo familiare (inteso come quello iscritto all’anagrafe del Comune di residenza) il quale deve rientrare in una fascia che va dagli 8mila ai 35mila euro.

Inoltre la somma dei redditi dei componenti del nucleo che occuperà l’alloggio non può essere inferiore a 16mila euro. Altre prescrizioni riguardano il non essere stati sfrattati per morosità negli ultimi due anni, non aver occupato abusivamente alloggi o immobili pubblici o privati sempre negli ultimi due anni, non aver ricevuto in precedenza contributi pubblici per l’acquisto di un alloggio e infine di non essere titolari di una quota superiore al 50% del diritto di proprietà, usufrutto o uso di un alloggio ubicato in regione (ad esclusione di alloggi dichiarati inagibili o assegnati per effetto di sentenza di separazione). La candidatura si presenta esclusivamente online, sul sito della Regione Emilia Romagna, tramite identità digitale, indicando fino a cinque comuni di preferenza.

«Questa è un’opportunità importante – commenta l’assessore comunale alla Politiche Abitative, Cristina Coletti – perché fornisce risposte reali alla fascia di cittadini che faticano a trovare soluzioni abitative sostenibili. Parliamo di lavoratori, di giovani coppie e più in generale di famiglie con redditi intermedi. Proprio per questo, come Amministrazione, abbiamo scelto di aderire ad un avviso regionale ha la duplice finalità di valorizzare il patrimonio edilizio pubblico e ampliare, in maniera sensibile, l’offerta abitativa a prezzi contenuti».

«Si tratta di una strategia – prosegue Coletti – che punta alla valorizzazione di ciò che già esiste e che si indirizza alla coesione sociale. Continueremo a lavorare in questa direzione, collaborando con la Regione e con le parti sociali che si sono dimostrate ancora una volta importanti nel loro operato».

«Il riconoscimento del diritto alla casa – commentano Maurizio Ravani, Eva Paganini e Gianni Squarzanti, segretari territoriali delle organizzazioni sindacali Sunia, Sicet e Uniat – è parte centrale del benessere abitativo. Di pari passo, l’accesso alla casa a prezzi calmierati rappresenta un fattore indicativo per lo sviluppo economico del territorio, per la sostenibilità sociale e per l’emancipazione delle nuove generazioni. La possibilità nata per Ferrara, tramite la progettualità presentata dal Comune al bando regionale è una risposta di primario rilievo per tutte quelle famiglie a reddito medio-basso che faticano ad accedere al libero mercato».

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